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Il paradosso dei lettori

· A colloquio con Vera Minazzi, editore di Jaca Book, sulla letteratura per l’infanzia ·

Gli adulti leggono sempre meno, i bambini sempre di più

Uno dei loro libri per ragazzi è stato inserito tra i cento outstanding picturebooks della selezione mondiale Pictus alla Frankfurter Buchmesse, un riconoscimento importantissimo a livello mondiale. Parliamo di Jaca Book, casa editrice nata a Milano nel 1965 con interessi in scienze umane, cristianesimo, teologia e macroeconomia che, una quindicina di anni dopo, allargherà i suoi interessi a storia dell’arte, archeologia e architettura. E sarà proprio allora, negli anni Ottanta, che Jaca Book inizierà a inserire in catalogo anche libri destinati ai più giovani.

Tavola dal libro «L’uomo che cammina» (2018)

«Siamo arrivati alla letteratura per l’infanzia — ci spiega Vera Minazzi, editore di Jaca Book — facendo scrivere autori che già scrivevano per adulti, nella convinzione che, in fondo, chi è in grado di scrivere in un certo modo per gli adulti sia in grado di comunicare anche con i non adulti. Ovviamente non tutti gli autori hanno la capacità di scrivere in modo affascinante, ma i più grandi sì. Le posso citare Yves Coppens, con la sua bellissima serie dedicata alla preistoria, o Regine Pernoud, la storica francese esperta di medioevo, con la collana Una giornata con. Un filone a cui teniamo molto è quello della scienza: in questo ambito abbiamo ad esempio realizzato molti libri con Lara Albanese, fisica e scrittrice che si occupa anche di didattica dell’astronomia. Rispetto al passato in cui c’erano disegni un po’ didascalici, abbiamo rinnovato il modo di lavorare alternando illustratori molto creativi e molto differenti tra loro. Quel che facciamo è un lavoro da atelier: autore e illustratore vengono entrambi attivamente coinvolti. Ovviamente servono autori con una certa duttilità, perché nel momento in cui hanno licenziato il testo devono accettare che sia poi la voce dell’illustratore a poter riplasmarlo. Ma sono due narrazioni che possono dialogare. Che possono amplificarsi, senza elidersi».

Un vostro fiore all’occhiello è la collana «Ponte delle Arti» che non vuole spiegare l’arte, ma piuttosto suggerire possibili vie di avvicinamento a un’opera o a un autore.

Esatto. È una collana che pubblichiamo dal 2014, riprendendola dall’editore francese L’Élan vert, dopo averla un po’ adattata al nostro pubblico. A me piace perché ha una narrazione autonoma: l’idea che si possa spiegare l’arte ai bambini non ha senso, invece in questo modo c’è un’autonomia fantastica che però si ispira all’artista. A volte gli autori si richiamano solo alle forme, altre volte tirano fuori da un quadro una storia del tutto autonoma. Sicuramente sono libri in cui c’è un dialogo molto vivace e divertente con le illustrazioni, libri mimetici senza essere caricaturali — ad esempio non ci sarebbe nulla di peggio che disegnare alla Velasquez. Inoltre è solo alla fine della storia che l’opera — quadro, edificio o scultura che sia — viene presentata. La collana francese accanto al titolo mette subito l’artista, noi invece abbiamo scelto una diversa grafica: in alto c’è il titolo del libro, con i nomi degli autori. Poi in basso, staccato, è indicato l’artista cui ci si è ispirati: così è immediato che si tratta di una lettura autonoma! Un’altra particolarità di questi libri è che all’ultima pagina ci sono domande e risposte, non solo sull’opera o l’artista, ma anche sull’illustratore e l’autore che svelano, a volte in modo un pochino bizzarro, perché è venuta in mente quella storia o quel modo di illustrarla, in relazione a una certa opera. Quello che è veramente affascinante, dunque, è che la narrazione è totalmente autonoma. Immagino che, come avviene per tutte le nostre esperienze, ci siano dei sedimenti che rimarranno nel bambino: delle tracce affettive, fonetiche, estetiche ed emozionali che lo formeranno.

I libri della collana sono estremamente diversi uno dall’altro...

Esattamente. Per esempio L’uomo che cammina ispirato a due opere di Giacometti, è una storia un po’ rarefatta che ha al centro un padre, un figlio e un cane: l’idea di trovarsi in un paesaggio inospitale e lontano richiama l’universalità della migrazione. Il cammino verso un altrove sconosciuto, rinfrancati da un animale che ci accompagna dove, forse, troveremo di nuovo un radicamento. Naturalmente ci sono storie che hanno, come spesso succede, una o più morali, giocate però, direi, con molta grazia, mai in maniera didascalica, come invece tende a fare la narrativa per l’infanzia. Diversissimo da L’uomo che cammina è, ad esempio, Il pirata dei colori: una nave viene avviluppata dall’inchiostro e tutta la scena diventa nera. Spetterà al pirata riconquistare i colori, permettendo così alle illustrazioni di tornare pian piano a colorarsi. Alla fine ci si ritroverà nella famosa stanza di Van Gogh, con le sue pennellate un po’ strambe, con gli oggetti che sembrano essere su una nave: un dentro che non sembra un dentro, che traballa e che riflette la casa interna in cui l’equilibrio non è mai scontato.

Sono libri che lei stessa traduce...

Sì, li curo personalmente con Laura Molinari, la responsabile del nostro ufficio stampa. Li traduciamo a quattro mani: c’è una grande intesa di pensiero e intenzioni tra noi. Traghettare i libri da una lingua all’altra non è facile, c’è il lavoro editoriale di chi vuole accogliere un libro. Tradurre bene è sempre complesso e importante, a maggior ragione lo è farlo per i bambini. Fino a ora, però, ci sembra di aver sempre trovato delle buone soluzioni, anche ai giochi di parole!

Spiccano nella vostra proposta recente due libri particolarissimi per immagini e testi: «Forte, piano, in un sussurro» e «Vedo, non vedo, stravedo».

Sono libri frutto dell’incontro con l’Atelier Agrafka di Leopoli, fondato da Romana Romanyshyn e Andriy Lesiv, una coppia (anche nella vita) di giovani autori ucraini, i cui progetti si distinguono per l’uso rigoroso e sapiente di tecniche e stili, uniti a una narrazione accattivante. Con loro ci siamo già visti anni fa: sono due persone molto colte, lui insegna arte all’università. Hanno un’immaginazione artistica ibrida di tradizione e innovazione: una tecnica anche molto sorprendente e un’immaginazione che in un certo senso definirei classica. I libri — dedicati uno alla vista e l’altro all’udito — hanno vinto il Bologna Ragazzi Award 2018 [«Informazioni scientifiche e domande filosofiche — si legge nella motivazione del premio — sono qui sapientemente e strettamente intrecciate alla trattazione visuale e grafica degli argomenti»]. Dei due, quello sull’udito è più particolare — e non lo dico perché sono musicologa di formazione. Dell’udito si parla meno, mentre il libro dimostra come i suoni del mondo siano infiniti. Ci sono i suoni della natura, la musica, il silenzio, il rumore: il volume è stato selezionato tra i 100 libri di rilievo della selezione mondiale Pictus alla Frankfurter Buchmesse, selezione che viene fatta da un collettivo di esperti e di lettori. Poi mi sono innamorata de La casetta degli animali, sempre di Romanyshyn e Lesiv, ispirato un racconto ucraino tradizionale: un signore perde un guanto in un bosco. Arrivano diversi animali — topina rosicchina, cinghialotto fangoso... — che ci vanno ad abitare. È una storia di amicizia e di convivenza scritta tipo filastrocca stampata con i caratteri di una vecchia macchina da scrivere. A breve usciranno altri due loro libri: Stelle e semi di papavero, a gennaio, che si ispira alle stelle, e La guerra che cambiò Rondo, racconto del conflitto che ha sconvolto la loro Ucraina.

Economicamente premia la letteratura per l’infanzia?

Sì! E ultimamente stiamo crescendo. Certo, i dati non sono incoraggianti: in occasione della fiera di Francoforte ne sono usciti di nuovi che attestano un ulteriore calo dei lettori adulti. Ma io dico sempre: poiché in Italia si è sempre letto pochissimo, nulla di nuovo o di preoccupante. Però c’è un controsenso: come fa un adulto che non legge a portare un bambino a leggere? Come è possibile il paradosso per cui gli adulti leggono sempre meno e i bambini sempre di più? Ovviamente, come lei sa, la rete promozionale porta la buona novella ai librai e i librai, in maniera abbastanza cauta, prenotano i libri immaginando i gusti dei lettori. Semplificando, il librario prenota un certo numero di libri per bambini maggiore di quello per adulti, perché si immagina che ne venderà di più. Anche se poi non è detto, perché nel mercato del libro c’è il discorso della resa: quando il libro è arrivato in libreria, la battaglia è solo iniziata! Però sì, c’è una ricezione, un’accoglienza più favorevole alla letteratura per l’infanzia.

Ora le librerie sono piene di libri di Natale per i piccoli...

Ci sono fenomeni che anche noi cavalchiamo! Ma se entriamo in sintonia con una moda anche commerciale, è perché era già nelle nostre corde. È il caso dei libri per Natale. Penso a Il Natale bianco e il Natale nero, un nostro libro molto bello del 2012, occasione per riflettere anche con altre parti dell’umanità. Un altro titolo che ricordo con piacere è Palla di neve sporca con testi di Lara Albanese e i bellissimi disegni di Maria Gianola, illustratrice veneta che conobbi al salone di Torino. Il protagonista è Novello, un asinello buffo e un po’ imbranato che una notte si perde nel cielo al buio e al freddo. Mentre si chiede come poter ritrovare la strada, gli sfreccia davanti un’enorme palla di neve sporca: Novello decide di raggiungerla, scoprendo così la vera natura della stella del Natale, che dal punto di vista scientifico non è altro che un grumo di ghiaccio e detriti che si condensano e che poi, via via, si sciolgono, lasciando la scia. Dietro c’è la sacralità del Natale che però può essere vista con l’occhio scientifico di chi crede e di chi non crede. Ma pubblichiamo anche testi più ironici come Il diario segreto di Babbo Natale, un libro di quest’anno, divertente ma un po’ demenziale. L’idea è quella di mettersi nei panni di Babbo Natale, perché dietro l’arrivo dei regali c’è un gran lavoro! Sapere tutto, proprio tutto su di lui è il desiderio del bambino. Senza però cancellarne la poesia o il bisogno di credere che esista qualcuno capace di prendersi cura dei nostri desideri perché Babbo Natale deve incarnare, nella sua laicità, una cura del desiderio. È qui che sta la sua magia!

di Giulia Galeotti

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25 marzo 2019

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