Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Il Papa prega
per Vincent Lambert

· La morte nell’ospedale di Reims ·

«Dio Padre accolga tra le sue braccia Vincent Lambert. Non costruiamo una civiltà che elimina le persone la cui vita riteniamo non sia più degna di essere vissuta: ogni vita ha valore, sempre». Con questo tweet sull’account @Pontifex il Papa ha commentato la notizia della morte dell’ex infermiere francese avvenuta alle 8.24 di giovedì 11 luglio, al policlinico di Reims.

Al centro, suo malgrado, di una lunga controversia giudiziaria, il quarantadueenne reso tetraplegico da un grave incidente stradale, da quasi undici anni viveva in stato di coscienza minima, e da dieci giorni gli erano stati sospesi alimentazione e idratazione. Lo stop alle cure era stato disposto dopo la sentenza della Cassazione francese, che aveva annullato la decisione della corte d’Appello di far proseguire il trattamento in attesa del parere del Comitato Onu per i Diritti delle persone con disabilità. I genitori Jean e Viviane hanno condotto una lunga battaglia legale per impedire che al figlio fossero interrotte l’alimentazione e l’idratazione, mentre la moglie Rachel e i medici che lo avevano in cura erano di parere opposto.

«Abbiamo accolto con dolore — ha dichiarato il direttore “ad interim” della Sala stampa della Santa Sede, Alessandro Gisotti — la notizia della morte di Vincent Lambert. Preghiamo affinché il Signore lo accolga nella sua Casa ed esprimiamo vicinanza ai suoi cari e a quanti, fino all’ultimo, si sono impegnati ad assisterlo con amore e dedizione. Ricordiamo e ribadiamo quanto detto dal Santo Padre, intervenendo su questa dolorosa vicenda: Dio è l’unico padrone della vita dall’inizio alla fine naturale ed è nostro dovere custodirla sempre e non cedere alla cultura dello scarto». Sulla vicenda è intervenuta anche la Pontificia Accademia per la Vita: «La morte di Vincent Lambert e la sua storia sono una sconfitta per la nostra umanità» è il commento che l’arcivescovo Vincenzo Paglia e tutta l’istituzione da lui presieduta hanno diffuso attraverso un tweet su @PontAcadLife.

 

Se manca il vocabolario
dell’umanità

Si sono consumati tra le mura asettiche e ovattate di una stanza del policlinico universitario di Reims gli ultimi istanti di vita di Vincent Lambert, morto dopo dieci giorni di sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione. Eppure la risonanza mediatica della vicenda è andata ben al di là della pur drammatica storia personale del quarantaduenne tetraplegico francese, in stato di “coscienza minima” da quasi undici anni dopo un incidente automobilistico.

Nel suo caso si sono intrecciati interrogativi etici, giudizi clinici, valutazioni giuridiche e, purtroppo, conflitti familiari che hanno alimentato speculazioni e polemiche, esasperando le contrapposizioni ideologiche e spostando l’attenzione generale dal vero fulcro della questione: una persona affetta da grave disabilità motoria e neurologica — dunque non un malato in fase terminale — con funzionalità cardiocircolatoria e respiratoria autonome, è stato privato per decisione altrui (Vincent non ha mai manifestato alcuna volontà rispetto al trattamento di fine vita) delle sostanze alimentari e dei liquidi necessari alla sua esistenza. E per questo è morto.

Tra le mura del nosocomio francese, rivelatesi incapaci di fare da argine all’onda invadente dei riflettori mediatici, si è consumata la tragedia di un uomo, ma anche la sconfitta di un’umanità che oggi rimuove il dramma e il mistero della morte ricorrendo alla sua “ospedalizzazione”. I momenti finali della vita di una persona — che una volta avevano come teatro naturale la casa, con intere famiglie unite nella preghiera, nel conforto, nella compassione — finiscono per ridursi a semplici casi clinici legati a rigidi protocolli medico-sanitari (anche se questo non li mette al riparo dalla voracità della “spettacolarizzazione”, come dimostra il caso Lambert). Fragilità e sofferenza smarriscono la loro dimensione più profonda. E vengono derubricate a voci da incasellare sulle pagine di gelide cartelle ospedaliere, dove manca del tutto il vocabolario essenziale dell’umanità: la cura, l’amore, la tenerezza, il pudore.

Ma chi vive l’esperienza della disabilità e della malattia, tanto più nei casi estremi, ha bisogno proprio di un supplemento di umanità. Ha bisogno di attenzione, di accompagnamento, di condivisione. Negargli il cibo e l’acqua — come invece è avvenuto per Vincent — vuole dire abbandonarlo, in nome di un inaccettabile giudizio di valore sulla qualità della sua esistenza. La logica dello scarto, che impietosamente si accanisce sui deboli e sugli indifesi, non ha come misura solo la dignità della vita, ma anche la dignità della morte.

di Francesco M. Valiante

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

16 luglio 2019

NOTIZIE CORRELATE