Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Non c’è futuro senza pace

· All’Angelus il Papa annuncia la nomina di venti cardinali nel concistoro del 14 febbraio ·

I porporati segno del legame fra la Chiesa di Roma e le Chiese particolari presenti nel mondo

Provengono da diciotto Paesi di ogni continente i venti cardinali che Francesco nominerà nel concistoro del 14 febbraio, il secondo del suo pontificato. Il Papa preso «quasi alla fine del mondo» ha scelto di annoverare nel collegio cardinalizio pastori di nazioni di antica fede ma anche di giovani comunità poste alle “periferie” geografiche e religiose del pianeta. A testimonianza dell’«inscindibile legame fra la Chiesa di Roma e le Chiese particolari presenti nel mondo», come ha sottolineato all’Angelus di domenica 4 gennaio dandone l’annuncio davanti a migliaia di fedeli in piazza San Pietro.

Dei quindici porporati che, avendo meno di ottant’anni, sono destinati a entrare in un futuro conclave, uno soltanto appartiene alla Curia romana: l’arcivescovo Dominique Mamberti, prefetto del Supremo tribunale della Segnatura apostolica. Per gli altri la scelta del Pontefice è caduta su pastori che ben esprimono la varietà e la specificità delle Chiese dei cinque continenti (quattro dell’Europa, tre dell’Asia e dell’America, due dell’Africa e dell’Oceania), con l’evidente propensione a disegnare una “geografia” sempre più universale e aperta alle frontiere del mondo: non è senza significato, del resto, che alcuni Paesi — Capo Verde, Tonga, Myanmar — abbiano per la prima volta un proprio rappresentante nel collegio cardinalizio.

A loro si affiancheranno cinque presuli emeriti destinati a rappresentare — ha specificato il Papa — «tanti vescovi che, con la stessa sollecitudine di pastori, hanno dato testimonianza di amore a Cristo e al popolo di Dio sia nelle Chiese particolari, sia nella Curia romana, sia nel servizio diplomatico della Santa Sede».

A quanti riceveranno la porpora il prossimo 14 febbraio — dopo due giorni di concistoro convocato con tutti i cardinali «per riflettere sugli orientamenti e le proposte per la riforma della Curia romana» — Francesco ha chiesto di essere testimoni del Vangelo e di sostenerlo nel suo servizio apostolico. Non prima di aver raccomandato ai fedeli riuniti per la preghiera mariana di vivere il nuovo anno nel segno della pace. Che va realizzata — ha ricordato — non solo lavorando per porre fine «ai conflitti che insanguinano ancora troppe regioni del pianeta» ma anche compiendo ogni giorno «gesti di fraternità nei confronti del prossimo, specialmente di coloro che sono provati da tensioni familiari o da dissidi». Perché «questi piccoli gesti hanno tanto valore» e «possono aprire strade e prospettive di pace».

Il testo del Papa all'Angelus

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

20 settembre 2019

NOTIZIE CORRELATE