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Contagiati dalla gioia
dell’incontro con Cristo

· Messa di ringraziamento per san José de Anchieta ·

«Io vi sarò propizio a Roma» campeggia nello scudo posto sopra l’affresco dell’altare maggiore della chiesa di Sant’Ignazio di Loyola a Roma. Sono le parole che ricordano la celebre visione avuta dal santo nel novembre 1537 alla Storta, località alle porte della città. In quello stesso anno, nell’isola di Tenerife, il piccolo José de Anchieta muoveva i primi passi. Sarebbe entrato nella compagnia di Gesù a soli 17 anni, nel 1551, divenendo poi l’apostolo del Brasile.

Il 3 aprile scorso il religioso è stato iscritto nell’albo dei santi. In segno di ringraziamento per la sua canonizzazione equipollente, Papa Francesco ha celebrato la messa nella chiesa romana giovedì pomeriggio, 24 aprile. Grande la partecipazione soprattutto di fedeli brasiliani, portoghesi e spagnoli, accomunati dalla devozione al santo gesuita. Tra di loro, un’ottantina di pellegrini venuti dalle Canarie.

La messa è stata celebrata in portoghese, mentre il Papa ha tenuto l’omelia in spagnolo sottolineando come la Chiesa si fondi e cresca sulla gioia contagiosa dell’incontro con Gesù. Prima del canto finale, il cardinale Damasceno Assis, arcivescovo di Aparecida, ha rivolto al Pontefice un breve saluto. Quindi il preposito generale dei gesuiti, Adolfo Nicolás Pachón, e il vice postulatore della causa di canonizzazione di de Anchieta, Cesar Augusto dos Santos, hanno donato una reliquia del santo.

Il testo dell'omelia del Papa

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17 novembre 2019

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