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Il Padre Nostro deve riecheggiare nella vita del cristiano

· Omelia del cardinale Tarcisio Bertone durante la messa celebrata a Introd in Valle d'Aosta ·

«Tanto più è beata una città quanto più è abitata da una moltitudine di uomini giusti». Il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, ha citato Sant’Ambrogio durante l’omelia della messa celebrata domenica mattina, 25 luglio, a Introd, in Valle d’Aosta, dove sta trascorrendo un periodo di vacanza. «Dobbiamo moltiplicare le persone rette e ognuno di noi deve essere impegnato per questo scopo», ha aggiunto. Una citazione che il cardinale aveva già proposto a Genova, lo scorso 24 giugno, in occasione del festa del santo patrono, da lui presieduta su invito del cardinale arcivescovo Angelo Bagnasco, dopo aver guidato la processione con le ceneri di san Giovanni Battista. Come in quel caso, il segretario di Stato, pur non facendo riferimenti espliciti a fatti di attualità, ha incentrato la sua omelia sul tema della moralità, oltre che sul valore della preghiera. A proposito del valore della preghiera ha ricordato «che hanno abitato le vostre montagne — ha detto — Giovanni Paolo II e Benedetto XVI; quanto fervore e quale dono di preghiera per tutta l'umanità».

Hanno fatto da spunto per le riflessioni proposte, le letture della messa, in particolare il passo della Genesi nel quale Abramo chiede a Dio di salvare le corrotte città di Sodoma e Gomorra. «Abramo nostro Padre nella fede — ha detto il porporato — intercede per le città corrotte implorando il perdono di Dio. Dopo di lui la Bibbia ci mostra una schiera di intercessori nel popolo di Dio: Mosè, Samuele, i Profeti, Davide re, fino ai protagonisti del nuovo Popolo di Dio: la Madonna, gli Apostoli, i Santi di ogni tempo».

E tornando alle letture ha così proseguito: «Il Vangelo di oggi mette nel nostro cuore la stessa arsura dei discepoli che attorniavano il Gesù storico e che sentivano il bisogno di rivolgersi a quel Dio Amore, che stavano imparando a conoscere per mezzo della predicazione del Maestro. Anche noi oggi ripetiamo la domanda: “Signore, insegnaci a pregare!”», Gesù risponde proponendo la preghiera del “Padre nostro”. Anche se la risposta è già stata data più di duemila anni fa, essa è assolutamente nuova per ogni generazione di cristiani e sta a noi singolarmente assimilarne il contenuto».

Ha poi ricordato che studi recenti sul catecumenato antico hanno dimostrato che la preghiera del «Padre Nostro» costituiva il testo base per l'educazione alla preghiera. Saper pregare era ritenuto come una componente essenziale e necessaria per divenire cristiani e, pertanto, i catecumeni vi erano educati in modo sistematico e avevano come base e punto di riferimento proprio il «Padre Nostro».

«Ritengo importante — ha aggiunto il segretario di Stato — anche per noi ripensare il nostro battesimo alla luce della preghiera del “Padre Nostro”. Non dimentichiamo che anche nel giorno del nostro battesimo ci è stata consegnata questa preghiera. La dobbiamo vivere alla luce del Credo, per ottenere la forza della testimonianza, vale a dire la capacità di tradurre nella vita di tutti i giorni la nostra fede. Il “Padre Nostro” è come il breviario di tutto il Vangelo». E per rafforzare il concetto ha citato sant'Agostino il quale diceva: «Se fai scorrere tutte le parole delle preghiere contenute nella Scrittura, per conto mio non ne troverai una che non sia racchiusa e compendiata in questa preghiera del Signore. Pertanto, abbiamo la facoltà di pregare chiedendo le medesime cose con parole diverse. Non è però consentito chiedere cose diverse».

Dunque «il Padre Nostro — ha proseguito — è la preghiera breve e semplice adatta a tutti, soprattutto ai poveri e ai semplici, come pure ai dotti, che contiene tutto il necessario per pregare veramente e cristianamente. Infatti, nelle tre petizioni della prima parte, troviamo il primo comandamento del Signore, l'amore a Dio: il suo nome, la sua volontà e il suo regno. Mentre nelle tre petizioni della seconda parte si riconosce il secondo comandamento: l'amore ai fratelli. Si chiede il pane necessario, la riconciliazione e il perdono delle offese».

Il «Padre Nostro» è sempre stato considerato come una preghiera comunitaria, la preghiera della Chiesa Madre. «Per Tertulliano, ha ricordato ancora il cardinale Bertone, nel “Padre Nostro” c'è questo trinomio correlativo ed indissolubile: Dio Padre - il Figlio - la Chiesa Madre. Chiamare Dio Padre, vuol dire diventare suoi figli, accettando la Chiesa come Madre».

Dal momento che il «Padre Nostro» esige la riconciliazione e il perdono dei fratelli, esige l'amore. «Pertanto — ha detto ancora il cardinale — è una preghiera che coinvolge la vita e costa. Non si può recitare impunemente! Anzi, comanda di ritornare indietro dall'altare e di riconciliarsi prima col fratello. Il sacrificio più grande davanti a Dio è la nostra pace e la concordia fraterna, è un popolo radunato insieme dall'unità del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo».

«La recita del Pater è autentica soltanto nella misura in cui tutta la vita gli fa eco, con le sue avversità quotidiane e l'inevitabile lotta. Le sue invocazioni sono indicative: non possono diventare nostre richieste, senza un cambiamento di noi stessi».

Per rendere più chiaro il concetto espresso, il cardinale Bertone ha raccontato una sua esperienza. «In una piccola Chiesa parrocchiale della città uruguayana del Chuy — ha detto — al confine con il Brasile è stata posta una lapide con il Padre Nostro in diverse lingue, declinato in questo modo: “Non dire padre , se ogni giorno non ti comporti come un figlio. Non dire nostro , se vivi isolato nel tuo egoismo. Non dire che sei nel cieli, se pensi solo alle cose terrene. Non dire sia santificato il tuo nome, se non lo onori. Non dire venga il tuo Regno, se lo confondi con un risultato materiale. Non dire sia fatta la tua volontà , se non l'accetti quando è dolorosa. Non dire il nostro pane quotidiano , se non ti preoccupi della gente che ha fame. Non dire perdona i nostri debiti, se conservi rancore verso tuo fratello. Non dire liberaci dal male , se non prendi posizione contro il male. Non dire amen, se non hai capito o non hai preso sul serio la parola del Padre Nostro ”».

Dopo la celebrazione della messa il cardinale ha risposto ad alcune domande rivoltegli dai giornalisti. In particolare si è soffermato sull’importanza del viaggio apostolico in Gran Bretagna che, come è noto, impegnerà il Papa dal 16 al 19 settembre prossimo: «Speriamo porti frutti — ha detto il segretario di Stato di Benedetto XVI — dal punto di vista ecumenico, e aiuti a rafforzare la comunità dei credenti nel Regno Unito».

A Introd, stupenda località della Valle d’Aosta, il cardinale sta trascorrendo, dallo scorso 18 luglio, qualche giorno di vacanza. Nel suo soggiorno valdostano, che durerà fino a mercoledì 28 luglio, è ospite nella località di Les Combes, la stessa in cui hanno passato un periodo di vacanze prima Giovanni Paolo II poi Benedetto XVI. «Il luogo — ha commentato il cardinale — è straordinariamente salubre, un’oasi di pace. È per questo motivo che i Papi sono venuti qui sempre molto volentieri».

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