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Il nuovo volto
di San José de Boquerón

· Padre Juan Carlos Constable tra i più poveri dell’Argentina ·

«Entrare in azione e lanciarsi senza timore alla ricerca dei nostri sogni, sono i primi passi del cammino». È una delle frasi che si leggono in un murale all’entrata della località di San José de Boquerón, nella provincia di Santiago del Estero, nel nordest argentino, una delle più povere del paese. «Ogni momento è buono per cominciare, soprattutto se ci sono entusiasmo e speranza, è questione di chiederci se siamo pronti a iniziare il cammino», continua il messaggio.

Alcuni bambini della comunità,  foto tratta dal libro «El Puesto, Puestito y Providencia. 30 años»

La profondità di queste parole si può comprendere solo se si conosce lo sfondo, il contesto in cui sono nate. Un luogo a cui le statistiche voltano le spalle.

A San José de Boquerón i numeri riflettono la crudezza della realtà. In questa zona rurale tutti gli indicatori e gli indici di povertà della media nazionale non contano più: quasi il 37 per cento degli abitanti non riesce a soddisfare le necessità più elementari, il 12 per cento dei cittadini è analfabeta (il triplo della media nazionale) e quasi la metà dei bambini che vanno a scuola non porta a termine gli studi; inoltre è la provincia che produce meno in Argentina, l’ultima nella classifica del prodotto interno lordo pro capite, dove l’unica eredità certa che si trasmette di generazione in generazione è la persistente povertà.

Ma quarant’anni fa le cose iniziarono a cambiare in questo luogo inospitale e solitario a cui si giunge percorrendo sentieri sterrati. Prima non c’era nulla, poi cominciò a svilupparsi quell’impegno che ha fatto sì che la citazione iniziale sia oggi un modello di vita nella zona.

La storia narra che la presenza gesuita nell’epoca coloniale argentina ebbe come epicentro la provincia di Córdoba, ma i primi membri dell’ordine che giunsero nel paese nel 1585 si stabilirono a Santiago del Estero. Per oltre centocinquant’anni le magnifiche riduzioni dei missionari furono il fulcro di un’intensa attività che andava dalla gestione delle fattorie al lavoro nelle miniere e alla promozione di laboratori per gli indigeni. Inoltre, nei conventi, gli allievi venivano iniziati allo studio dell’arte, della filosofia, della morale e della teologia. Ma la Corona spagnola, che diffidava dell’Ordine, nel 1767 lo espulse e le magnifiche costruzioni gesuite si trasformarono in rovine.

Padre Juan Carlos Constable è giunto a San José de Boquerón durante la Pasqua del 1975 e vi ha creato la parrocchia di San José de las Petacas. A inviarlo lì era stato proprio Papa Francesco, quando era provinciale della Compagnia di Gesù in Argentina. Il suo lavoro gli è valso l’affetto e il rispetto del Pontefice, che non lo ha dimenticato.

Fin dal primo istante, nel deserto santiagheno, padre Constable si è messo al lavoro, ma il compito che aveva dinanzi era enorme, così grande quanto l’abbandono che contemplava con i suoi stessi occhi: una povertà estrema, una quotidianità segnata dalla disuguaglianza sociale e culturale, la proprietà della terra nelle mani di pochi, l’assenza di politiche d’inclusione sociale, la mancanza di infrastrutture e di un sistema sanitario, grandi estensioni di territorio spopolate e casupole fatte di paglia. A tutto ciò si aggiungevano gravi problemi ecologici, come la scarsità e l’inquinamento delle acque, la salinizzazione dei terreni e lo sfruttamento selvaggio dei boschi.

Lo stesso Constable in un’intervista ha raccontato com’era il posto al suo arrivo: «Non c’era nulla, solo gente e alberi». Ed è proprio per quella gente che è rimasto, ed è lì da oltre quarant’anni. Affrontando con grande entusiasmo le carenze quasi senza aiuto statale, con la collaborazione e l’assistenza di laici che venivano dalla lontana Buenos Aires, è riuscito a cambiare la vita della gente, costruendo scuole e mense per bambini, e consultori medici, reclutando contadini per lavorare la terra, scavando pozzi per garantire la disponibilità d’acqua, migliorando le abitazioni — alcuni dei suoi collaboratori ricordano come hanno insegnato alla popolazione a fabbricare mattoni — e anche estendendo il suo raggio di azione ad altre località della zona, come El Puesto, Puestito e Providencia.

In questi quarant’anni di permanenza ha svolto una prolifica opera evangelizzatrice e di sviluppo umano in un’area di 3600 chilometri quadrati, in cui vivono più di 7000 persone. «Sono zone molto difficili ma con grande speranza, ed è proprio questo che vogliamo dare loro», ha detto padre Constable in un’altra intervista, dove ha parlato con entusiasmo dell’accoglienza del progetto nella comunità: «I bambini vanno a scuola a studiare e anche a mangiare, le famiglie collaborano in cucina e in altre attività».

Il suo lavoro è acqua nel deserto di Santiago del Estero, e neppure un grave ictus è riuscito a spegnere il suo spirito missionario. Ha dato a questo luogo, crocevia della storia dell’evangelizzazione in America Latina, una dimensione misericordiosa della maternità della Chiesa, accompagnando e incoraggiando la speranza perché «ognuno, ovunque si trovi, possa sentirsi a casa, possa sentirsi figlio amato, cercato e atteso».

di Silvina Pérez

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18 marzo 2019

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