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Il nuovo padiglione di arte islamica del Louvre

· Tra ammirazione e qualche perplessità ·

Isabella Ducrot e Rossella Fabiani ci raccontano il nuovo braccio del Louvre interamente dedicato alla cultura islamica, aperto al pubblico il 22 settembre scorso.

Il progetto, voluto a suo tempo dal Presidente Chirac, è partito grandioso fin dall’inizio: si trattava di trasformare uno spazio storico, la corte Visconti, per ottenerne un grande contenitore espositivo chiuso. L’architetto italiano Mario Bellini e il collega francese Rudy Ricciotti hanno vinto la gara di concorso grazie a un progetto che ha tenuto conto dell’origine a cielo aperto dell’area prescelta, pianificando la copertura del cortile con una struttura di vetro e metallo simile a un velo fluttuante, «un’ala di libellula», che suggerisse mobilità e leggerezza. Gli architetti hanno dichiarato di aver voluto evitare soluzioni già sperimentate nell’Ottocento che avrebbero ribadito il concetto diffuso fra noi occidentali di una nostra superiorità culturale, concetto completamente estraneo alla mentalità del Louvre. Il velo dunque, un premuroso gesto di rottura con la nostra tradizione, è stato prescelto fra vari prestigiosi concorrenti.

Il Louvre possiede una delle collezioni più ricche al mondo nel campo delle arti dell’Islam che va dal vii al xix secolo, ma fino a ora soltanto un decimo delle opere poteva essere esposto e, per la mancanza di spazio, non era possibile mettere in mostra né i grandi elementi architettonici né l’eccezionale collezione di tappeti. Ora invece questo straordinario patrimonio — dotato di oltre quindicimila oggetti appartenenti alla collezione del Louvre stesso, più le tremilacinquecento opere provenienti dal Museo di arti decorative — ha una sua sede dedicata. Testimonianza di milletrecento anni di storia, questi oggetti di estrema raffinatezza provengono da Paesi molto differenti fra loro, sia dal punto di vista storico che linguistico e geografico. Ciò che li lega è la comune appartenenza religiosa. L’effetto generale, nonostante la straordinaria qualità delle opere esposte, è leggermente destabilizzante, le opere vengono da civiltà profondamente differenti e non è stata enfatizzata dai curatori l’appartenenza ai singoli Paesi. E così l’evoluzione cronologica. Il nuovo allestimento evita di soffermarsi sui nomi delle tante dinastie che hanno dato carattere e continuità a stili e scelte estetiche alle opere.

Nonostante qualche perplessità, non si può però non essere ammirati davanti all’impresa così generosa del Louvre: offre la possibilità di conoscere, o di conoscere in modo più approfondito, i frutti artistici della fecondissima civiltà islamica; segnata da una immediatamente percepibile identità teorica e formale, richiede un atteggiamento di apertura e sincera curiosità per ciò che è “altro”.

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