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Il nostro grazie al Papa

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Nel salutare con commozione Benedetto XVI vogliamo in primo luogo ringraziarlo. Ringraziarlo per avere accettato che «L’Osservatore Romano» venisse arricchito da un inserto mensile dedicato alle donne nella Chiesa, ringraziarlo perché ha voluto, fin dall’inizio, aprire alle donne la partecipazione al suo giornale sia come collaboratrici che come giornaliste. Il nostro mensile esiste grazie a lui. Ma sappiamo che questa apertura alle donne non è stata un atto isolato nel suo pontificato: non solo durante questi otto anni la presenza femminile in Vaticano è aumentata di numero ed è più qualificata, ma in scritti e interviste Papa Ratzinger ha sostenuto sempre la necessità di una presenza femminile riconosciuta e ascoltata nella Chiesa. Nel difendere e valorizzare la devozione mariana — il segno più alto dell’importanza del ruolo della donna al cuore della tradizione ebraica e cristiana — egli ha scritto: «Omettere la donna nell’insieme della teologia significa negare la creazione e l’elezione (la storia della salvezza) e quindi sopprimere la rivelazione». Gli siamo grate anche per la sua difesa della naturale polarità fra i sessi, in contrapposizione alle teorie del gender, pur riconoscendo «l’uguaglianza ontologica» di uomo e donna: «sono un solo genere e hanno un’unica dignità» in una interdipendenza reciproca che è presente in ciascun essere umano e lo conduce verso l’altro. Interdipendenza che, secondo Benedetto XVI, è occasione di crescita: «L’uomo è stato creato bisognoso dell’altro perché potesse andare oltre se stesso». Ma questo bisogno costituisce anche un dramma in potenza: «Insieme saranno una sola carne, un unico essere umano. In questo passo è racchiuso tutto il dramma della parzialità dei due generi, della dipendenza reciproca, dell’amore». Dipendenza reciproca che, nella differenza dei carismi, deve essere riconosciuta anche nella vita della Chiesa, rendendola più viva e dinamica, più nuova. (l.s.)

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20 ottobre 2019

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