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Il nodo delle cremazioni

· ​In Giappone ·

Che l’invecchiamento della popolazione giapponese abbia finora manifestato il suo effetto più deleterio sull’aumento dei costi per l’assistenza sanitaria è una cosa che fa ormai parte della cognizione comune, ma che l’aumento del numero di morti abbia creato un enorme problema a causa della scarsità dei servizi di cremazione è qualcosa di meno noto. Infatti in Giappone sta nascendo un nuovo fenomeno, quello di un aumento delle strutture mortuarie, ovvero quei luoghi dove vengono lasciati i cadaveri dalle numerose famiglie in lutto in attesa dell’agognata cremazione.

Secondo il ministero della salute, del lavoro e del welfare, 1,3 milioni di giapponesi sono morti nel 2015, poco più nel 2016. Questo numero non farà che aumentare, superando 1,6 milioni entro il 2030 e toccando il picco di 1,7 milioni nel 2040. Si tratta di tantissimi cadaveri da gestire e non ci sono abbastanza strutture per “processare” questi corpi.

Tuttavia i quartieri di Tokyo dove era programmata la costruzione di nuove strutture per accogliere i cadaveri sono subito insorti: i residenti chiedono che le operazioni siano bloccate perché le strutture sono considerate una vera seccatura e si è aperto un dibattito su quali debbano essere le regole per programmare una soluzione alla delicata questione. Solitamente una camera mortuaria è una struttura che ospita attrezzature di refrigerazione, un vero e proprio obitorio ma anche una sala riunioni con divani e altri arredi in modo che i familiari possano riunirsi e trascorrere le ultime ore accanto al defunto prima che questo venga cremato.

Il costo dell’operazione di “stoccaggio” è mediamente di circa 10.000 yen al giorno (circa 80 euro) se in una camera di refrigerazione; altrimenti basta la metà, ben sapendo però che il corpo in queste condizioni si deteriora rapidamente. Se invece si desidera il servizio completo, che include il trattamento e il trasporto del corpo in un impianto di cremazione, il costo può lievitare sino a 3000 euro. Data la mancanza di complessi mortuari, in molti stanno improvvisando piccole sale che possono ospitare anche solo un paio di corpi alla volta, ma il dato curioso è che in alcuni casi ci sono cadaveri che sono stati ‘a riposo’ in attesa della cremazione finale anche per due settimane.

In Giappone, in passato, i defunti venivano tenuti in casa, la testa andava tenuta in direzione del nord, il futon messo sottosopra e sopra questo andava posato un coltello per tenere a bada i cattivi spiriti. Ma nelle aree urbane negli ultimi decenni ha preso subito piede la tendenza contraria: liberarsi il prima possibile del corpo, anche a causa delle restrizioni dovute alle risicate strutture abitative e all’aumento delle famiglie nucleari.

Nel 2016 c’è stato un aumento di circa 400.000 decessi rispetto a 20 anni fa. D’altra parte, piuttosto che aumentare, le strutture adibite alla cremazione sono diminuite a causa del deterioramento e di altri fattori, tra i quali non è esclusa una certa diffidenza tra i più giovani nel voler avere a che fare con un settore lavorativo non proprio “di tendenza”. Per dire, solo due anni fa si calcolavano circa 4200 forni crematori a livello nazionale, ovvero quasi la metà del numero che esisteva 20 anni fa.

Oggi l’industria della cremazione è in subbuglio perché le strutture semplicemente non possono matematicamente tenere il passo con la domanda nelle grandi metropoli.

È così che un po’ ovunque stanno nascendo camere mortuarie che però hanno già ricevuto moltissime lamentele dai vicini, che reclamano una certa “ansia” a sentirsi circondati da cadaveri, ed altri che invece semplicemente non ritengono igienico vivere nelle vicinanze di un tale luogo. Diversi operatori hanno già dovuto abbandonare il proprio business anche perché solitamente il titolare di un esercizio non coincide quasi mai con il proprietario dell’edificio che ospita lo stesso, e i proprietari non possono ignorare le crescenti proteste da parte dei residenti.

A causa delle resistenze da parte dei cittadini, molte amministrazioni dei principali centri residenziali intorno a Tokyo hanno introdotto delle linee guida perché le nuove strutture in via di realizzazione si premurino di organizzare sessioni informative per i cittadini prima dell’apertura e non dopo, come è solitamente successo sinora.

Ma c’è chi come Itaru Takeda, il presidente dell’associazione delle iniziative di ricerca per la cremazione, è scettico: «Se la speranza è quella di convincere i residenti informandoli sul tema dubito che sarà possibile aumentare il numero di crematori attuali».

da Tokyo
Cristian Martini Grimaldi

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15 novembre 2019

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