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Il nodo della responsabilità condivisa

· L’Italia apre alle proposte dell’Ue sui migranti ma solo se coinvolgono tutti ·

Le misure proposte ieri dalla commissione europea in tema di migranti — prendendo spunto dalle conclusioni del Consiglio europeo di fine giugno — sono giudicate dal presidente del consiglio dei ministri italiano Giuseppe Conte «interessanti in molti aspetti», perché vanno «incontro a quello che l’Italia aveva richiesto», a partire dalla «costituzione di una cabina di regia a Bruxelles». Conte, però, ha espresso perplessità sull’ipotesi di centri controllati nei paesi europei da mettere in piedi «su base volontaria», perché proprio questo autorizzerebbe molti paesi Ue a lavarsene le mani.

Per lo stesso motivo suscita perplessità anche la proposta di mettere a disposizione dei soldi — 6000 euro per ogni migrante e 10.000 per ogni rifugiato ricollocato — bocciata seccamente dal ministro dell’interno, Matteo Salvini, che l’ha definita un’elemosina che all’Italia non interessa. «La solidarietà europea — ha detto Conte al riguardo — non ha un prezzo, non è una logica corretta dire che ce ne occupiamo noi, ci date i soldi e gli altri possono essere totalmente indifferenti a quello che succede». Conte ha dunque confermato che per l’Italia «non è una questione di soldi» e ha ribadito le aperture alle proposte della Commissione che da oggi sono al vaglio degli ambasciatori dei 28 al Comitato dei rappresentanti permanenti (Coreper), l’organo del Consiglio dell’Unione europea, composto dai capi o vice-capi delegazione degli stati membri presso l’Ue e da un alto numero di comitati e gruppi di lavoro a esso subordinati.

Come ha sottolineato Conte, l’aspetto più importante è che la Commissione ha previsto di dare l’avvio, il prima possibile, a una fase pilota durante la quale Bruxelles svolgerà il ruolo di «cabina di regia» fino a quando non sarà possibile istituire un sistema completo nel contesto della riforma di Dublino. In stretta cooperazione con l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) e l’alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) e in collaborazione con i paesi terzi, l’esecutivo comunitario mira a «garantire una responsabilità regionale condivisa nel rispondere alle sfide migratorie». L’obiettivo dichiarato è ridurre le morti in mare e garantire uno sbarco ordinato e prevedibile.

Precisamente nel suo piano inviato alle capitali, Bruxelles si fa anche carico dell’intero costo operativo (strutture e personale) di tutti i centri controllati e per tutti i team di sbarco.

Un altro punto decisivo è quella della creazione di «piattaforme di sbarco in paesi terzi», dunque «centri fuori Ue». Ma non si indica quali possano essere i paesi interessati. Tutti quelli del Nord Africa hanno già negato la possibilità che possano sorgere sul loro territorio. Bruxelles precisa che non si tratterà di centri di detenzione — come temono alcune organizzazione a partire da Oxfam — ma di aree gestite nel pieno rispetto dei diritti umani.

Intanto, nel Mediterraneo i servizi di emergenza spagnoli solo ieri hanno soccorso quasi 500 migranti su una trentina di diverse imbarcazioni. E sulle coste italiane, precisamente sulla spiaggia di Isola Capo Rizzuto, in Calabria, sono stati soccorsi dai bagnanti 56 migranti di nazionalità curda e irachena: 39 uomini, sei donne e 11 bambini, tra cui un neonato, disidratati, stremati dal viaggio e dalla tempesta. La barca a vela a bordo della quale viaggiavano è riuscita a raggiungere la costa italiana senza essere intercettata dalle autorità ma si è incagliata a poca distanza dalla riva. A soccorrerli con i pattini sono stati i bagnanti, che hanno offerto loro cibo e bevande.

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06 dicembre 2019

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