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Il nodo
del Regolamento di Dublino

· In discussione al vertice dei ministri dell’interno dell’Ue ·

La riforma del Regolamento di Dublino, ovvero il sistema d’asilo europeo che attualmente vincola la ricezione delle domande al paese di primo arrivo, è oggi al centro della riunione dei ministri degli interni dell’Ue a Lussemburgo. Il dibattito parte dalla bozza di riforma presentata dalla presidenza bulgara, che ha suscitato forti perplessità in alcuni paesi. La parola finale spetta comunque ai capi di stato e di governo, che si riuniranno nel prossimo vertice il 28 e il 29 giugno. La riforma del Regolamento di Dublino si colloca al centro della più ampia questione delle migrazioni, e del dibattito sui ricollocamenti e sui rimpatri. Riguarda inoltre il budget europeo per i prossimi sette anni, in cui la Commissione europea ha proposto fondi aggiuntivi per Italia e Grecia.

Migranti a Parigi in attesa di trasferimento  (Epa)

Finora l’impegno a livello europeo si è concretizzato con la promozione dell’agenzia Frontex e avviando il programma di ricollocamenti, senza peraltro ottenere una concreta disponibilità da parte degli stati membri. Sono stati anche sbloccati fondi europei per sostenere i paesi di origine dei flussi migratori ed è stato stretto un contestato accordo con la Turchia per bloccare la cosiddetta rotta balcanica. In Libia sono stati invece sostenuti i rimpatri verso i paesi di provenienza per scongiurare violenze e partenze disperate.

Come accennato, un aspetto importante in discussione è quello del bilancio Ue per il 2021-2027. La Commissione, infatti, ha proposto di aumentare di 2,5 volte i fondi per la sicurezza (33 miliardi dai 13 attuali) con un ruolo chiave per Frontex, ora trasformata nell’Agenzia per le frontiere. L’obiettivo è quello di dotarla delle risorse necessarie per farla divenire un corpo di guardiacoste europeo e per essere più efficace nei rimpatri.

La procedura dei rimpatri dipende sia dagli accordi bilaterali con i paesi d’origine — che chiedono in cambio fondi per cooperazione e sviluppo — sia dalla rapidità con cui ogni singolo migrante viene considerato titolare del diritto di asilo o “migrante economico”. Attualmente in base al Regolamento di Dublino — in vigore dal 1° gennaio 2014 — le richieste di asilo possono essere presentate solo nel paese di primo ingresso. Questo ha significato non solo un peso eccessivo per paesi quali Italia e Grecia, ma anche una situazione insostenibile per moltissimi migranti che devono attendere il lunghissimo disbrigo delle procedure nei luoghi di arrivo. La creazione di centri di accoglienza, i cosiddetti hotspot europei, non si è rivelata sufficiente in questo senso, mentre suscita problemi anche l’attuale differenza dei criteri per l’accoglimento delle domande di asilo nei vari paesi Ue. La riforma quindi omologare più possibile criteri e procedure.

Il testo della presidenza bulgara riprende punti della proposta originaria della Commissione ma resta lontano da quella dell’Europarlamento che vorrebbe quasi annullare il criterio di primo ingresso. La proposta bulgara sembra recepire le istanze di Polonia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca, il cosiddetto gruppo di Visegrad, tenendo meno conto delle richieste di Italia, Grecia, Spagna, Cipro e Malta. La proposta infatti mira a tagliare i cosiddetti «movimenti secondari» dei richiedenti asilo che arrivano in un paese Ue e cercano di raggiungerne un altro. Per i paesi dell’Est europeo la priorità è proprio bloccare questi «movimenti secondari». Nella bozza elaborata dal governo di Sofia figurerebbe un passaggio in cui si chiede la ricollocazione obbligatoria dei richiedenti asilo, ma solo come «ultima risorsa».

La Germania sembra difendere la prima proposta della riforma, quella risalente al 2016, che fissa un meccanismo automatico di ripartizione a favore dei paesi più esposti. I principi di fondo sono quelli della «condivisione equa» di responsabilità (quanti richiedenti asilo vanno accolti, paese per paese) e solidarietà (l’aiuto da fornire ai paesi più esposti e le sanzioni da infliggere a chi si defila). Secondo il primo testo elaborato dalla Commissione,  la quota di richiedenti asilo accettabili da un singolo paese deve essere proporzionata a un doppio criterio (pil e popolazione, con incidenza del 50 per cento ciascuno). Se un paese supera del 150 per cento la sua “capienza”, ogni nuova richiesta deve essere reindirizzata ad altri paesi.

Intanto, il governo di Tunisi ha convocato ieri l’ambasciatore italiano esprimendo «profondo stupore» dopo che il ministro dell’interno, Matteo Salvini, domenica aveva definito la Tunisia «un paese libero e democratico che spesso e volentieri esporta galeotti». Salvini ha ribadito: «Qualcuno in Tunisia si è offeso ma ho detto solo che arrivano qui anche persone non perbene».

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19 maggio 2019

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