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Il no dei giovani alle armi facili

· Centinaia di cortei negli Stati Uniti e in Europa ·

Corteo a Washington del movimento Marce per le nostre vite (Afp)

  Un fiume di studenti per protestare contro le armi facili. Sono state 836 le città del mondo che sabato scorso hanno ospitato cortei di studenti e giovani per chiedere maggiori restrizioni e controlli sulla vendita delle armi dopo la strage nel liceo di Parkland in Florida. Settecento cortei si sono svolti negli Stati Uniti, gli altri in molte capitali d’Europa, a partire da Roma, Parigi, Londra, e altre città nel mondo. La manifestazione si è svolta a Washington, di fronte alla sede del congresso, con la partecipazione anche di alcuni artisti di fama internazionale. La Casa Bianca, con un comunicato, ha elogiato i giovani promotori, definendoli coraggiosi.

L’iniziativa, chiamata «Marce per le nostre vite», chiede all’amministrazione Trump una presa di posizione forte su un tema complesso e molto delicato per la società americana. Si parla ora della nascita di un movimento e sembra ci sia già la data della prossima mobilitazione: il 20 aprile, in coincidenza con il diciannovesimo anniversario della strage di Columbine.

Come detto, la decisione di marciare contro le armi facili è stata presa nelle ultime settimane, dopo la cosiddetta strage di San Valentino, che si è consumata alla Marjory Stonepam Douglas High School di Parkland in Florida, quando un diciannovenne ha aperto il fuoco uccidendo 17 persone.

Dopo il massacro di Columbine in Colorado nel 1999, dove due studenti della Columbine High School, Eric Harris e Dylan Klebold, si introdussero nell’edificio armati e aprirono il fuoco su numerosi compagni di scuola e insegnanti uccidendone 13 e ferendone 24 per poi suicidarsi a colpi di fucile, a oggi negli Stati Uniti si contano nel complesso 193 sparatorie all’interno di scuole primarie e secondarie con 129 vittime e 255 feriti. E sono 187.000 gli studenti coinvolti in questi drammatici eventi. In media, ogni anno ci sono almeno dieci gravi sparatorie. Nel 2002 ce ne furono cinque, per arrivare a quindici nel 2014. Tra i massacri più sanguinosi si ricorda quello in Virginia avvenuto il 16 aprile 2007: uno studente sudcoreano ventitreenne, Cho Seung-hui, che frequentava il quarto e ultimo anno della facoltà d’inglese, ha ucciso 32 persone a colpi d’arma da fuoco e poi si è suicidato. Particolarmente scioccante il dramma alla Sandy Hook Elementary School, Connecticut il 14 dicembre 2012: 26 morti di cui 20 bambini.

Più indietro nel tempo ma sempre impressa nella memoria collettiva c’è la strage all’Università di Austin, in Texas, nel primo giorno dell’agosto 1966. L’ex marine Charles Whitman, 28 anni, dopo avere freddato la madre e la moglie, salì sulla torretta dell’Università e sparò uccidendo sul colpo 13 giovani e ferendone altri trenta.

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