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Il narcotraffico
uccide sempre di più

· Dalla Colombia al Messico crescono business e violenza ·

Manifestazione a Bogotá in ricordo delle vittime del narcotraffico (Epa)

Mentre nella capitale messicana la lotta tra bande per la gestione di affari legati alla droga ha provocato la ventisettesima vittima in otto mesi, una maxi operazione congiunta delle forze armate della Colombia e del Perú ha portato ieri all’arresto di 51 persone proprio con l’accusa di narcotraffico in relazione a reti criminali internazionali che vanno dal Messico all’Ecuador.

Da qualche tempo è in corso a Città del Messico uno scontro fra due bande per il controllo di almeno 2000 rivendite di stupefacenti. Il quotidiano «El Universal», citando indagini della procura generale di giustizia (Pgj) cominciate nel 2016, spiega che la violenta battaglia riguarda la compravendita di droga in otto aree della capitale che coinvolge gruppi denominati La Union Tepito e la Fuerza Anti-Union de Tepito. Il rapporto della Pgj precisa che almeno sei dei corpi delle persone uccise «sono stati fatti a pezzi». Inoltre, la procura sostiene da parte sua che La Union Tepito è l’organizzazione criminale più forte di Città del Messico, che domina la vendita della droga in ogni tipo di locali pubblici, mentre La Fuerza Anti-Union sembra sia nata con il finanziamento di imprenditori vittime di estorsione da parte della Union Tepito.

Intanto, come accennato, in Perú prosegue lo stato di emergenza annunciato per 60 giorni dal governo nella provincia amazzonica, per la presenza sempre più diffusa sul territorio di narcotrafficanti, ma anche di dissidenti del gruppo guerrigliero smobilitato delle Farc colombiane. Gli arresti di ieri sono avvenuti nella città di Gueppi, nella provincia di Putumayo ma non sono solo cittadini peruviani: ci sono colombiani, ecuadoregni. Il territorio dichiarato in stato di emergenza si trova sulla riva destra del fiume Putumayo, che divide i territori del Perú e della Colombia, e appartiene alla regione peruviana di Loreto, la più grande del paese. Nell’azione sono stati anche smantellati quattro laboratori clandestini per la produzione di cocaina.

La guerra allo smercio di cocaina è ben lontana dall’essere vinta. Aumentano i terreni coltivati, i consumatori e i prezzi. La Colombia resta un paese tristemente cruciale: da solo produce il 68 per cento della micidiale polvere bianca globale. Nel 2017 si sono contati 209 mila ettari di piantagioni di coca, contro i 146.000 dell’anno precedente, mentre le tonnellate prodotte nel 2017 sono 921, contro le 772 del 2016. Sono dati dell’Agenzia di controllo delle droghe della Casa Bianca (Ondcp) di Washington. In concomitanza con il boom della produzione di coca in Colombia si registra l’aumento dei consumatori, e quindi dei morti, negli Stati Uniti. «Questa impennata è inaccettabile», dice Jim Carroll, direttore dell’Ondcp, che spiega che il mercato si sta allargando, oggi i trafficanti fanno affari d’oro in paesi, come Argentina e Brasile e non più soltanto negli Stati Uniti e in Europa.

Un altro aspetto della questione è che circa 1200 ex guerriglieri delle Farc dissidenti hanno rifiutato gli accordi di pace e ora si dedicano al narcotraffico.

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