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Per il Myanmar
la pace è l’unica soluzione

· Il messaggio del cardinale Bo ai leader religiosi del paese ·

«Siamo venuti non a contare le ferite del passato, ma a contare le benedizioni della pace. Siamo venuti non a ricordare gli incubi delle epoche passate, ma a perseguire la promessa di pace per noi e le generazioni future. Il nostro paese è in viaggio verso la pace piena, la giustizia ai deboli, la prosperità di tutti»: è quanto ha detto il cardinale Charles Maung Bo, arcivescovo di Yangon, in un incontro-pellegrinaggio interreligioso a cui hanno partecipato oltre duecento responsabili religiosi buddisti, cristiani, musulmani e indù del Mynamar. Presenti anche i leader politici, istituzionali e membri della società civile del paese.

«In questo viaggio sacro, miei cari fratelli e sorelle, siamo venuti a celebrare la nostra unità nella diversità e per smentire quanti vedono le religioni come causa di conflitto. In una terra che è molto religiosa e spirituale, culla del buddhismo Theravada, la testimonianza dei leader religiosi — ha detto il porporato — ha un impatto duraturo nella vita del nostro popolo». Nel suo intervento, l’arcivescovo di Yangon ha citato il grande contributo del buddismo nel diffondere valori come compassione e misericordia. «In questo paese — ha ricordato — ci sono quasi cinquecentomila monaci che possono diffondere il messaggio di Buddha sulla compassione. Ci sono settantamila suore buddiste. Altre religioni come quella cattolica ha più di duemilacinquecento suore e settecento sacerdoti. Ogni giorno, quanti di noi scelgono la vita religiosa hanno una grande opportunità di diffondere il messaggio di semplicità, servizio e condivisione».

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19 settembre 2019

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