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Il musicologo poeta

· Ricordo di Bruno Cagli ·

Quella volta, a casa sua — era il 2001 — prima ancora di cominciare a parlare precisò che forse non si sarebbe ricordato proprio tutto, tutto il libretto, tutti i temi delle arie. Non andò così. L’Ernani lo conosceva praticamente a memoria, accennava le arie e scandiva con precisione i recitativi. Era l’anno delle celebrazioni del centenario della morte di Giuseppe Verdi, trovò il tempo di ricevermi tra mille impegni, tra uno e l’altro dei numerosi incarichi che ha ricoperto per tutta la vita.

Bruno Cagli

Bruno Cagli, morto il 29 novembre all’età di 81 anni, è stato sempre attivissimo, come musicologo, come critico, come direttore artistico, come studioso, scrittore, e come poeta, apprezzato da Leonardo Sciascia, che decise di pubblicare alcuni dei suoi versi.

Autore di testi e sceneggiature teatrali e radiofoniche, Cagli ha legato il suo nome principalmente alla Fondazione Rossini di Pesaro, che ha diretto dal 1971 al 2010 e all’Accademia nazionale di Santa Cecilia, che ha guidato con mano ferma per 21 anni dal 1990 al 2015, in due riprese. In quel ruolo è stato il predecessore e il successore di Luciano Berio, cosa che ricordava senza falsa modestia mentre organizzava stagioni, invitava orchestre prestigiose e direttori di fama e promuoveva giovani di cui aveva intuito il talento prima di altri. Per alcuni artisti aveva una passione e li proponeva spesso, come Valerij Gergiev, che si vantava di avere portato a Roma diverse decine di volte. Altri non sono passati quasi mai nei suoi programmi, ma in certi ruoli bisogna fare delle scelte.

E di ruoli ne ha ricoperti molti e a ritmo incalzante. È stato all’Accademia Filarmonica dal 1978 al 1981 e dal 1986 al 1988, al Teatro dell’Opera di Roma dal 1987 al 1990, al Festival Verdi dal 1999 al 2001, al Rossini Opera Festival nel 1981, è stato una sorta di rivitalizzatore di numerose iniziative musicali e si è dedicato al cinema come sceneggiatore nel film Rossini! Rossini! di Mario Monicelli.

Dobbiamo alla sua “intelligenza rarissima”, «la crescita e lo sviluppo di un’Istituzione fondamentale per la vita culturale e musicale come l’Accademia nazionale di Santa Cecilia, e al suo senso critico, al suo acume analitico gran parte della riscoperta rossiniana di cui tutti oggi possono godere i frutti» ha commentato il suo successore alla presidenza dell’Accademia, Michele Dall’Ongaro.

Ma oltre a studiare e organizzare per tutta la vita, Cagli si è anche cimentato direttamente nello spettacolo con numerosi testi pubblicati su riviste specializzate e rappresentati al Piccolo Eliseo di Roma, al Gobetti di Torino, al Pedrotti di Pesaro, nonché scrivendo quattro libretti d’opera, due per Paolo Renosto, Le Campanule e L’ombra di Banquo, uno per Franco Mannino, Le notti bianche, e uno per Lucio Gregoretti, L’ultimo avventore del 2007.

La sua attenzione si è rivolta spesso anche verso il sacro, come nel convegno del 1985 all’abbazia di Fossanova sul tema Musica sacra nella società attuale, uno di quegli eventi che chiunque si occupi dell’argomento si sente continuamente citare da quanti hanno avuto la fortuna di assistervi. Purtroppo non esistono gli atti, ma la lista dei partecipanti è di un livello talmente elevato che non si fa fatica a credere che le mirabolanti ricostruzioni che spesso se ne fanno siano veritiere.

Tra i promotori di quell’iniziativa c’era anche Cagli, che il 21 novembre 2009 in Cappella Sistina, a margine dell’incontro di Benedetto XVI con gli artisti al quale era stato invitato, mi raccontava la sua volontà di restituire la possibilità di eseguire le composizioni del passato con le particolarità stilistiche che qualche falso purista ha cercato di obliare. Per esempio Rossini viene accusato di portare in chiesa atteggiamenti teatrali, quando invece fa esattamente il contrario: «Utilizza nelle opere buffe lo stile a cappella, proveniente dalla musica sacra». L’influenza autentica «è quella della tradizione sacra su quella profana», aggiungeva sottolineando che «la musica sacra deve essere necessariamente dotta, perché elevato è il testo che utilizza. Questo non significa che non può essere divulgata e divulgativa, ma che deve essere affrontata con rigore».

Ma per parlare con Cagli bisognava essere pronti a spaziare da un’arte all’altra: «Raffaello nel dipingere l’Estasi di santa Cecilia ha indicato tre gradi di comunicazione: in alto il canto con gli angeli, al centro l’organo nelle mani della santa, ai piedi di Cecilia la musica profana». Un lascito importante anche in questo ambito.

di Marcello Filotei

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