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Il parroco gaucho

· José Gabriel Brochero ·

Venerdì 14 ottobre era una giornata dal tempo incerto a Roma. Dalla mattina presto un gruppo di operai aveva cominciato ad adornare la basilica di San Pietro con i tipici arazzi che raffigurano le persone che quel giorno sarebbero state canonizzate. Ne avevano già sistemati quattro quando una pioggia improvvisa li interruppe. Ne mancava solo uno. Ma poi la pioggia cessò, il sole tornò a splendere e gli operai poterono terminare il lavoro. Apparve così l’immagine di José Gabriel Brochero, un prete argentino lontano nello spazio, lontano nel tempo, ma vicino al cuore della sua gente, alla quale offrì la sua fede, la sua parola, la sua salute e il suo esempio di vita.

Attirò la mia attenzione il fatto che l’immagine includesse il suo mezzo di trasporto, ossia una mula, che lo aiutò nei suoi continui spostamenti per prendersi cura degli abitanti delle colline. Non fui l’unico a sorprendermi. Uno spagnolo, nell’affollata piazza san Pietro, disse meravigliato a un altro: «Guarda, sembra che ci sarà un santo su un asino. O una mula, non lo so. Papa Francesco è fissato con l’umiltà. Prima i santi montavano a cavallo, pensa a san Giorgio, a san Giacomo».

Quell’osservazione mi fece sorridere e, a conferma che in quel posto, anche se parli una lingua diversa c’è sempre qualcuno che capisce quello che dici, senza essere invitato a farlo, m’intromisi nella conversazione dicendo: «Sicuramente per lei il “Capo” entrò a Gerusalemme in sella a una Harley Davidson…». L’uomo si stupì della mia intromissione ma, rendendosi conto di quello che intendevo dire, accusò il colpo: «Mamma mia, l’avevo dimenticato. Ha ragione lei, su un asino. Questo prete deve aver preso esempio da lui».

di Jorge Milia

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24 maggio 2019

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