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La tv delle ragazze

Il mondo alla fine sarà salvato dalle donne delle serie tv. Si tratta di un fenomeno ancora poco studiato. In un momento di grande fermento per la parità di genere, in pochi si sono accorti che la nuova serialità televisiva statunitense preferisce di gran lunga le donne ai maschi. Lo ha notato Alessandra Caneva, editor di serie tv di successo (come Don Matteo della Lux Vide), animatrice di un blog di recensioni tv e autrice, insieme con tre docenti universitarie (Claudia Caneva, Cecilia Costa e Francesca Orlando) di un libro su L’immaginario contemporaneo (Milano, Mimesis, 2018, pagine 172, euro 16). Il libro sulla grande pro-vocazione delle serie tv (è il sottotitolo del saggio) è stato presentato a marzo presso l’Università Pontificia Salesiana e presso la Pontificia Università Lateranense. Nelle serie tv, ha detto Alessandra Caneva dalla cattedra dell’aula Paolo VI della Lateranense, «non si tracciano né percorsi di felicità né si cerca il senso della vita. Gli scenari sono spesso drammaticamente nichilisti con ipotesi tragiche sul futuro dell’Umanità. In questi scenari dove sembra che la speranza non abbia più voce in capitolo e dove i valori tradizionali sono stati tutti messi in discussione, ecco che le anomalie appaiono inaspettatamente luminose. La maggior parte delle volte gli araldi di una prospettiva nuova sono proprio straordinari personaggi femminili». Secondo Caneva, al centro di queste narrazioni c’è il personaggio di Antigone, la donna che secondo Sofocle aveva la legge della carità scritta nel cuore. Antigone (e non è un caso) è anche il nome della protagonista della seconda stagione di True Detective, un serie tv del genere crime che ha avuto un notevole successo di pubblico e, soprattutto, di critica. Antigone “Ani” Bezzerides, la detective protagonista della serie, viene da una famiglia disfunzionale (il padre guida una comunità hippy di tardo adolescenti fuori tempo massimo), forse è stata violentata da bambina e ha anche una patologica dipendenza sessuale. Nonostante ciò, nel panorama agghiacciante di una comunità urbana corrotta e apparentemente senza speranza, l’Antigone di True Detective riuscirà comunque a seguire quella legge morale della verità che non accetta compromessi, si riscatterà per un amore vero, rimarrà incinta e diventerà madre. Kip Glaspie è invece la detective che indaga su un caso di omicidio in Collateral, una serie tv inglese che ruota intorno ai temi più scottanti della Brexit. Kip è incinta e sembra l’immagine stessa della fragilità femminile. È guidata però da un fuoco interiore inestinguibile. Il Paese, nelle temperie dello scontro con i migranti, è insensibile alle sofferenze del prossimo. Kip invece ha lo sguardo carico di una sofferta misericordia verso l’umanità. Le due donne irachene, al centro della sua indagine, possono così fare esperienza di una solidarietà assolutamente inaspettata e tanto più preziosa proprio perché imprevedibile. Cè poi Molly, la poliziotta non magrissima di Fargo, la serie ispirata al film di culto dei fratelli Coen. Anche lei è incinta e anche lei sembra l’antitesi dell'eroe ma sarà proprio la sua placida e mite onestà a mettere in moto il meccanismo che porterà alla scoperta e all’arresto del malvagio di turno. Juliana è infine la protagonista di The Man in the High Castle, la serie basata sul romanzo di fantascienza di Philip K. Dick, La svastica sul sole (1962): sarà proprio lei a salvare il mondo dalla terza guerra mondiale. L’elenco però è parziale. Lo studio delle donne delle serie tv Usa è appena iniziato. «Le prime testimoni della Risurrezione sono le donne. E questo è bello. E questo è un po’ la missione delle donne», ha detto Papa Francesco. «Il contributo delle donne è impareggiabile per l'avvenire della società», ha spiegato. Secondo Francesco, è necessaria «un’alleanza dell’uomo e della donna», chiamata «a prendere nelle sue mani la regia dell’intera società» perché «senza la donna, non c’è l’armonia nel mondo».

di Andrea Piersanti

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26 agosto 2019

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