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Il mondo salvato dai bambini

· Nel film «Tutti per uno» di Romain Goupil ·

A volte c’è bisogno della giusta distanza per poter riflettere e giudicare. E così per parlare con quel distacco e quella lucidità che su certi temi come l’immigrazione oggi paiono impossibili, il regista Romain Goupil in Tutti per uno usa proprio questo stratagemma. Per affrontare il tema delicato dei sans-papiers , gli immigrati irregolari, ambienta il prologo e il finale del film nel futuro, in una Parigi proiettata nel 2067. Come dire che forse cinquant’anni possono essere sufficienti a tirarsi fuori dalle odierne dispute ideologiche e politiche — e dunque strumentali — sugli stranieri, per poterle considerare come si converrebbe a una società civile, in un mondo sempre più globalizzato e multietnico.

«Eravamo in Francia, nel 2008-2009, non mi ricordo più chi era presidente» racconta una donna ormai avanti con l’età. E le immagini tornano indietro, ai nostri giorni, per narrare, con delicatezza, rispetto e con un tocco di amaro umorismo, una storia che ha come protagonisti alcuni alunni di una scuola elementare frequentata da bambini di ogni colore e provenienza, uniti da grande amicizia e complicità. Quando uno di loro, Youssef, viene rimpatriato perché i genitori non hanno il permesso di soggiorno, lo stesso destino sembra attendere anche Milana, una bimba cecena (l’anziana donna del prologo). Ma i suoi compagni, che vedono minacciato l’intero gruppo, decidono di mettere in atto un clamoroso piano per impedire che ciò accada.

Ed è proprio la scelta di osservare i fatti attraverso lo sguardo pulito e disincantato dei bambini — capaci di scoprire il valore delle differenze — a smontare stereotipi e demagogia attorno al tema immigrazione. Sono loro a offrire una lezione esemplare di accoglienza, di solidarietà. Il loro agire non ha secondi fini se non quello di dimostrare amicizia vera a una loro compagna minacciata da un pericolo ai loro occhi inspiegabile oltre che insensato.

La maggior parte degli adulti nel film sono brave persone, ma finiscono quasi sempre per essere dalla parte del torto, vittime dei pregiudizi, incapaci di un giudizio libero, immune da contaminazioni esterne.

Solo una donna, madre di uno dei ragazzini coinvolti nel piano, riesce a vivere una relazione istintiva e sensibile con gli eventi, a comprendere davvero i rischi e l’inaccettabilità di ciò che minaccia i bambini e, con loro, una società sempre più chiusa, impaurita, e per questo intollerante. È lei a dare voce a quel sentimento di rabbia e impotenza che anima quanti non si riconoscono in una legislazione così severa, che rischia di non tenere conto delle persone. È sempre lei, prima del precipitare degli eventi, a ospitare temporaneamente in casa come una figlia, malgrado il disaccordo del marito, la bimba in pericolo per evitare che finisca nelle mani della polizia.

Così quella proposta da Goupil — attraverso la naturalezza dell’infanzia contrapposta alla spesso deleteria complessità degli adulti — è una sorta di parabola attuale, toccante e divertente, senza retorica, che spinge a riflettere su un tema rilevante e delicato sotto molti aspetti.

In tal senso Tutti per uno (titolo poco originale ma certamente meno polemico del francese Les mains en l’air ) è un film impegnato, che mette in guardia dai pericoli di una società ottusamente chiusa in se stessa. Ma anche dalla disillusione dei «grandi», incapaci di offrire risposte adeguate, di compiere gesti aperti al futuro. E allora il mondo viene salvato dai bambini. Almeno al cinema.

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20 agosto 2018

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