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Il mondo è la nostra casa

· ​L’annuario 2017 della Compagnia di Gesù ·

Non è più l’India. O meglio, non è più solo l’India di san Francesco Saverio. A distanza di secoli i gesuiti non smarriscono di certo l’impeto missionario che fin dai tempi del loro fondatore, sant’Ignazio di Loyola, ne ha caratterizzato l’indole pastorale rivelandosi nell’interesse appassionato per ogni nuova frontiera e per le periferie del mondo. A certificarlo, se ce ne fosse bisogno, è «Gesuiti», l’annuario 2017 della Compagnia di Gesù, che come di consueto traccia un’istantanea della vita e dell’attività della congregazione. Una fotografia che quest’anno è stata scattata mentre era in corso la congregazione generale numero 36, che ha portato all’elezione del venezuelano padre Arturo Sosa.

E proprio la singolare liaison tra missioni e congregazioni generali (in particolare dalla trentunesima alla trentacinquesima) costituisce per certi versi il filo rosso che attraversa in controluce l’intera edizione dell’annuario. Padre Patrick Mulemi, responsabile dell’Ufficio comunicazione dell’ordine, nell’editoriale cita infatti un passaggio rivelatore di un documento approvato nel 2008, nel corso della trentacinquesima congregazione generale: «Ignazio e i primi compagni capirono l’importanza di raggiungere le persone sia alle frontiere sia al centro della società, e di riconciliare coloro che ne erano a qualsiasi titolo esclusi. Dal centro — a Roma — Ignazio inviò gesuiti verso le frontiere, verso il nuovo mondo, “ad annunciare il Signore a popoli e culture che non lo conoscevano ancora”. Mandò nelle Indie [Francesco] Saverio, a cui seguirono centinaia di gesuiti i quali predicarono il Vangelo a molte culture, condividendo conoscenza e apprendendo dagli altri».
Dopo quasi mezzo secolo, sottolinea padre Mulemi, «i seguaci di Ignazio capiscono ancora l’importanza di raggiungere le persone», laddove esse si trovino, anche nei contesti più distanti e difficili. Soprattutto, i gesuiti «capiscono ancora l’importanza di riconciliare coloro che ne sono a qualsiasi titolo esclusi, coloro che non possono condividere pienamente il bene comune della loro comunità». L’intera famiglia ignaziana, i gesuiti e i collaboratori laici continuano insomma a «esercitare il loro ministero e a impegnarsi con molte diverse culture e popolazioni di tutto il mondo odierno». (fabrizio contessa)

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