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Il mistero dell’identità di Dio

· ​All’Angelus il Papa parla della Trinità ·

«Dio sempre ci cerca prima, ci attende prima, ci ama prima»: lo ha ricordato Papa Francesco all’Angelus di domenica 11 giugno, in piazza San Pietro, parlando della solennità della Trinità e, in particolare, del «mistero dell’identità di Dio».

 Mishou Sanchez, «Holy Trinity»

Per il Pontefice «la comunità cristiana, pur con tutti i limiti umani», è chiamata a diventare «un riflesso della comunione della Trinità, della sua bontà, della sua bellezza». Ma questo, ha puntualizzato, «passa necessariamente attraverso l’esperienza della misericordia di Dio, del suo perdono». Il Padre, infatti, «non è lontano e chiuso in sé stesso, ma è vita che vuole comunicarsi, è apertura, è amore che riscatta l’uomo dall’infedeltà». Egli «è misericordioso, pietoso e ricco di grazia perché si offre a noi per colmare i nostri limiti e le nostre mancanze, per perdonare i nostri errori, per riportarci sulla strada della giustizia e della verità».

Tale rivelazione, ha spiegato Francesco, giunge a compimento con Gesù, il quale «ci ha manifestato il volto di Dio, uno nella sostanza e trino nelle persone; Dio è tutto e solo amore, in una relazione sussistente che tutto crea, redime e santifica: Padre e Figlio e Spirito Santo». Riferendosi in particolare all’episodio evangelico di Nicodemo — che «pur occupando un posto importante nella comunità religiosa e civile del tempo» non aveva mai «smesso di cercare Dio» — il Papa ha ribadito che ogni uomo è «già cercato e atteso da Dio».

In questa prospettiva, ha sottolineato, la «vita eterna» non è altro che «l’amore smisurato e gratuito del Padre che Gesù ha donato sulla croce, offrendo la sua vita per la nostra salvezza». Così, grazie all’azione dello Spirito Santo, egli «ha irradiato una luce nuova sulla terra e in ogni cuore umano che lo accoglie; una luce che rivela gli angoli bui, le durezze che ci impediscono di portare i frutti buoni della carità e della misericordia».

La meditazione del Papa

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17 agosto 2019

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