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Il mistero della tomba vuota

· Riflessioni a partire dai racconti della risurrezione ·

Parlando di risurrezione di Cristo si pensa subito al ritrovamento della tomba vuota. Questo è un fatto negativo che non può essere fondante, come non può essere fondante la percezione negativa del nulla in cui si sprofonda. Storicamente, i racconti della tomba vuota sembrano essere successivi a quelli delle apparizioni. Tuttavia, la tomba vuota è un punto fondamentale di partenza, senza il quale l’esperienza salvifica delle apparizioni di Cristo non sarebbe stata possibile. Senza la morte — e la terra in cui si sprofonda — non ci può essere risurrezione.
Cosa vuole dire la tomba vuota il giorno di Pasqua? Le donne entrando nel sepolcro hanno avuto paura. Paura della scomparsa di un cadavere, o del corpo vivente di Gesù che non era più lì e del vuoto che ciò ha lasciato? Ogni cristiano sperimenta lo stesso vuoto il Sabato santo, quando tutti gli altari delle chiese sono velati. La vita del corpo di Cristo, che è la Chiesa, si ferma e, per un giorno, sembra morta. Ogni uomo sperimenta lo stesso vuoto davanti alla morte di un proprio caro, quando il cuore cessa di battere.

Giotto, «Noli me tangere»  (particolare,  1307-1308,  Basilica inferiore di Assisi)

Le donne sono uscite dalla tomba per dire agli apostoli di non avere più trovato il Signore, facendoli partecipi della loro angoscia. Il primo degli apostoli a entrare nel sepolcro è lo stesso che ha rinnegato e abbandonato Gesù ai suoi aguzzini. Entrando nel sepolcro, l’apostolo non ha più trovato quel Gesù che aveva amato e seguito. Il Gesù vivente non era più lì e non era più possibile chiedergli perdono e comprensione. Alla colpa e rimorso di averlo abbandonato non c’era più rimedio. È solo in seguito, con l’esperienza di un amore che vive ancora, più forte della morte, che l’apostolo avrebbe ricevuto il perdono dal suo maestro, venuto a dargli nuova forza e vita e a inviarlo verso il mondo.
C’era forse un cadavere nella tomba, il mattino del giorno di Pasqua, ma non era più Gesù. Benedetto XVI dice nel suo libro su Gesù che la presenza del suo cadavere all’apertura della tomba non sarebbe stata compatibile con la fede nella sua resurrezione. Ha senz’altro ragione, per i tempi di allora come adesso, se il racconto dei Vangeli è descrizione letterale di quel che è successo quel giorno.
Ci si deve però domandare se quel che importa sia l’assenza del cadavere di Gesù o piuttosto il vuoto che la sua morte ha lasciato dietro di sé. Al tempo stesso, bisogna dire a chiare lettere, e non solo sussurrare tra teologi professionisti, che i racconti dell’apertura della tomba senza cadavere non sono necessariamente un resoconto storico-materiale dei fatti come li intendiamo ai tempi nostri. Bisogna sottolineare che la fede e speranza cristiane nella risurrezione di Cristo non si basano su una tomba vuota, ma partono dall’abisso della sua morte. Dice l’angelo alle donne che sono entrate nel sepolcro: «Che cercate? Il Gesù vivente che cercate non è più qui». Con ogni uomo che muore, tutto quel che resta è un coacervo di cellule e materiale organico, ma la sua persona non è più lì, se ne è andata.
Al posto di Gesù le donne hanno trovato un angelo e, anche per questo, hanno avuto paura. È stato fatto notare che, nella parte dei Vangeli in cui si tratta della vita pubblica di Gesù, quella che più comunemente si chiama storica, non si trova nessun angelo. Gli angeli giocano invece un ruolo importante agli inizi e alla fine dei Vangeli, con cui si voleva esprimere la dimensione più propriamente metafisica dell’esperienza e fede cristiana. Varrebbe la pena di mettere questo ben in chiaro per annunciare con più forza e chiarezza la fede cristiana alle tante persone che pensano che essa sia solo una manifestazione irrazionale dell’animo umano, una auto-illusione o superstizione di altri tempi.
Il vero mistero della fede cristiana non si trova nella scomparsa del corpo di Gesù grazie a una qualche sublimazione o evaporazione mal definita, ma nella certezza storica e, al tempo stesso, metafisica della sua risurrezione. Con ciò, non si vuole eliminare l’aspetto materiale e ridurre il mistero a qualcosa di “spirituale”, di importanza relativa o del tutto personale. Ben al contrario.
Come sa bene chi si occupa di ricerca scientifica, nel campo delle particelle elementari come in quello della biologia di sistemi complessi, la “fisica” va sempre “al di là” di se stessa, essa è sempre anche “metafisica”. Fisica e metafisica sono entrambe parti integranti della realtà, compresa quella delle persone che noi siamo e in cui siamo immersi. Il mistero della tomba vuota — come esperienza negativa che ha aperto la porta a quella positiva e travolgente delle apparizioni — è dunque riconducible al mistero della persona umana e alla sua unità inscindibile di carne e spirito, proiettata in avanti nel tempo e nello spazio.
Abyssus invocat abyssum, come ha scritto Henry de Lubac. È l’abisso della nostra persona, di ogni uomo in particolare, che proviene e va incontro all’abisso dell’universo che ci circonda e ci sostiene. Rimane il mistero di cosa sia la persona umana, fatta di ossa e muscoli che si muovono, di intelletto e spirito che vibrano all’unisono con l’universo di cui, in qualche modo, siamo consapevoli e ci meravigliamo. Rimane il mistero di cosa resti della persona umana quando il cuore cessa di battere e tutto si arresta. Con la morte, ci si perde con Spinoza nel tutto della natura oppure, in qualche modo, la positività di quello che noi siamo rimane “per sempre”? È possibile che la nostra persona, come “centro” di volontà e di amore, non solo rimanga, ma si trasformi e trovi il suo compimento in una dimensione nuova, al di là del tempo e dello spazio? È possibile che anche chi è morto possa, con il suo amore, perdonare?
Per continuare, userò una logica capovolta rispetto all’annuncio cristiano come è tipicamente presentato, basandomi su un documento fondamentale per la formulazione della fede cristiana, il quindicesimo capitolo della prima lettera ai Corinzi di san Paolo.
Se Gesù non è risorto, dice san Paolo, chi crede in lui sarebbe un folle, il più sventurato tra tutti gli uomini. Ma si legge anche in quel testo che se gli uomini non risorgono (o hanno la possibilità di risorgere) neppure Cristo è risorto. Se la risurrezione è qualcosa di unico o altamente improbabile, al di là delle possibilità umane, allora è meglio lasciar perdere. Il mistero della divinità di Gesù non ne annulla l’umanità ma la “solleva”, come può sollevare quella di chi lo segue. Come Gesù è sceso nel sepolcro e ne è uscito, così anche noi abbiamo la possibilità di farlo, seguendo la sua via.
L’uomo Gesù è veramente vissuto al tempo di Cesare Augusto, è veramente morto, ed è stato sepolto. Altrettanto storicamente provato è cosa è successo ai discepoli dopo la sua morte. Dopo un periodo di sbandamento e di paura, questo piccolo gruppo di persone ha visto il Risorto, ha mangiato e bevuto con lui ed è uscito all’aperto. Essi hanno sperimentato il mistero desolante della sua morte che li ha condotti a quell’altro mistero prorompente ed entusiasmante del Cristo che vive.
Ha scritto Xavier Leon-Dufour, in un suo bel libro sulla storia di Gesù, che l’esistenza dell’uomo non finisce con la sua morte ma continua nella risposta ed effetti che suscita negli altri. Si può proporre un’analogia tra la persona umana e una sinfonia musicale. Anche quando gli strumenti cessano di suonare, le vibrazioni del suono continuano ancora a propagarsi nell’aria. Con Gesù Cristo si può dire, ed è fatto storicamente indiscutibile, che le note della sua sinfonia non si sono mai spente e continuano tuttora a propagarsi nell’aria, trovando “misteriosamente” sempre nuova energia con ogni persona che lo ascolta, si leva e lo segue.

Ecco le note di questa sinfonia, le parole di Gesù che si sentono risuonare, allora come oggi: «Mangiate il mio corpo, bevete il mio sangue e vivrete per sempre». Questo è l’invito misterioso rivolto ai discepoli prima di morire. Nell’offerta del proprio corpo e sangue, Gesù, presago della morte e del sepolcro, ha visto al di là la nuova vita a cui andava incontro e a cui ha offerto a tutti di partecipare.

di GianPaolo Dotto

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22 aprile 2019

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