Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Il mio Bambino Gesù

Anche io appartengo all’esercito dei salvati dal Bambino Gesù. L’ospedale mi ha salvato che ero già adulto, altra cosa rispetto ai bambini che prende in cura da ogni angolo del mondo.

Era il 1999. All’epoca ero un giovane poeta senza speranza, senza futuro, incapace di sopravvivere alle sue fragilità, al suo sguardo. Per mia madre chiesi aiuto, un ultimo tentativo prima di sparire definitivamente dal mondo, di affogare una volta per tutte nell’alcol. Il destino mi mandò nel luogo apparentemente meno adatto per una persona incapace di convivere con la vita. Mi mandò al Bambino Gesù, a fare l’operaio, a pulire i pavimenti. Per tutti non avrei resistito.

Invece. Invece dentro l’ospedale, giorno dopo giorno, fatica dopo fatica, ho iniziato il mio percorso di rinascita, ho conosciuto il raggio della mia forza, ho imparato che a tanto dolore corrisponde uguale speranza, che ogni gesto, anche il più piccolo, può farsi esempio totale d’amore.

Quanto amore ho visto dentro al Bambino Gesù, un diluvio invisibile, incessante, tutti padri o figli, anche senza esserlo, tutti parte dello stesso tessuto, della stessa materia umana.

Vorrei farvi vedere la miriade di visi, farvi sentire tutte le parole, che ancora oggi prendono vita sotto il mio costato ogni volta che evoco il suo nome, che pronuncio la dolcezza di quelle due parole perfettamente accostate. Bambino Gesù.

Per quanto avrò da vivere porterò testimonianza, dell’ospedale, di chi lì dentro accoglie bambini da tutto il mondo, di chi, oggi come ieri, riporta speranza nella vita dei piccoli malati e delle loro famiglie, in balia della sofferenza.

È una questione d’onore, sentirmi testimone del Bambino Gesù è un dovere che mi porterò per tutta la vita, sino a quando avrò voce, sino a quando avrò la forza di dire grazie.

di Daniele Mencarelli

Ed è da quando ti ho incontrato,
“Bambino Gesú”, ospedale pediatrico,
che il pregarti quasi mi vergogna,
io come altra fortunosa umanità
a invocarti per la più vana delle miserie,
ignari di quanti nel pieno del supplizio
cerchino tua voce col poco fiato rimasto
o i tuoi lineamenti nel buio della stanza.
Se valgono questi versi una preghiera
dai giorni, anni, a questi uomini futuri,
ora bambini che forse non vedranno
la fine di questa sera di settembre. 

Poesia tratta da «Bambino Gesù ospedale pediatrico» di Daniele Mencareli

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

25 agosto 2019

NOTIZIE CORRELATE