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Il metodo
della solidarietà

· Sulla strada aperta dai santi dell’emigrazione ·

Il cammino della Chiesa — dalle grandi migrazioni di massa dall’Europa alla fine del XIX secolo e inizio del XX all’attuale movimento di popoli che ha fatto definire la nostra l’“era delle migrazioni” — è segnato da un filo di continuità che si chiama compassione e solidarietà. I santi dell’emigrazione, conosciuti e anonimi, costituiscono questo filo in modo speciale. 

Paula Modersohn-Becker «The good samaritan» (1907)

Sono uomini e donne ispirati e guidati dal Vangelo i quali hanno risposto all’appello spesso silenzioso, a volte quasi disperato, che, nella loro sofferenza, le persone sradicate dal loro ambiente e nell’incertezza di trovare un futuro di dignità e lavoro rivolsero loro dall’abbandono e difficoltà in cui si trovavano. Essi, i santi, sentirono questo appello come fosse la voce di Gesù stesso che chiedeva loro di rivivere il ruolo del buon samaritano. 

Davanti a gruppi di braccianti e contadini incontrati ammucchiati alla stazione ferroviaria di Milano e diretti a Genova per imbarcarsi per le Americhe, il beato Giovanni Battista Scalabrini, vescovo di Piacenza, scrisse: «Erano emigranti. Partivano quei poveretti, alcuni chiamati da parenti, altri senza sapere precisamente ove fossero diretti. Partii commosso. Un’onda di pensieri mesti mi faceva nodo al cuore. Chi sa quale cumulo di sciagure e di privazioni, pensai, fa loro parer dolce un passo tanto doloroso». La giovane fondatrice santa Francesca Saverio Cabrini e le sue suore furono ugualmente colpite e commosse al passaggio degli emigrati — come racconta Antonio Serrati, parroco di Codogno — e l’incontro contribuì a orientare la Cabrini al servizio dei migranti. Il contatto con i migranti portò alla commozione e dalla compassione nel voler compartire l’ansia e la pena dei migranti questi santi passarono all’azione.

di Silvano Maria Tomasi

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17 settembre 2019

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