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Il Messico
chiede la verità

· Intervento di monsignor Moreno Barrón sulla vicenda degli studenti di Iguala ·

Città del Messico, 2. La pace implica la giustizia, per questo le autorità hanno il dovere di chiarire al più presto circostanze e responsabilità della orribile vicenda dei 43 studenti scomparsi ad Iguala, nello Stato di Guerrero. È quanto è tornato a chiedere con determinazione monsignor Francisco Moreno Barrón, vescovo di Tlaxcala, capitale dell’omonimo Stato del Messico centrorientale. In un video diffuso dal sito in rete della diocesi, il presule ha espresso solidarietà ai manifestanti che da settimane chiedono che venga fatta giustizia su un fatto che ha sconvolto un’intera nazione. 

I giovani studenti della Normal Rural de Ayotzinapa, come si ricorderà, furono arrestati dalla polizia locale dopo una manifestazione contro il narcotraffico e successivamente consegnati proprio ai narcos della banda “Guerreros Unidos”. Questi ultimi li avrebbero uccisi, bruciati e gettato i loro corpi nelle acque del fiume San Juan. Monsignor Moreno Barrón è tornato dunque a richiamare le autorità alle proprie responsabilità, chiedendo che si sgombri il campo da ogni possibile connivenza o complicità.
Dalle indagini è emerso, infatti, il presunto coinvolgimento del sindaco e di altre autorità locali. Così, negli ultimi giorni Città del Messico è stata teatro di diverse manifestazioni, con un numero consistente di studenti e di delegazioni provenienti da tutto il Paese. Impressionante la richiesta di pace e di giustizia espressa da tutti i partecipanti davanti al palazzo del Governo. Una richiesta in sintonia con la preghiera per la pace in Messico promossa dall’episcopato in preparazione alla festa della Madonna di Guadalupe del 12 dicembre, in cui si invocherà la conversione dei messicani e, in modo speciale, di quanti provocano sofferenza e morte.

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25 marzo 2019

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