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Il Messico che vuole rinascere

· Con i giovani nello stadio Morelos y Pavón ·

«Alcuni giovani sono in preda alla disperazione e si lasciano trasportare dall’avarizia, dalla corruzione e dalle promesse di una vita intensa e facile, ma al margine della legalità. Stanno aumentando tra noi le vittime del narcotraffico, della violenza, delle dipendenze e dello sfruttamento.

A molte famiglie non è restato che piangere la morte i propri figli, perché l’impunità ha favorito quanti sequestrano, truffano e uccidono». La denuncia della drammatica, durissima realtà dello stato di Michoacán arriva da Alberto Solorio Corona. Che la presenta al Papa senza giri di parole. E la sua voce è quella dei cinquantamila giovani messicani che martedì pomeriggio si sono radunati allo stadio José Maria Morelos y Pavón di Morelia per incontrare Francesco.

Un incontro festoso, come sempre quando si tratta della gioventù, ma non edulcorato. Anzi. Proprio perché arrivate dalle voci per nulla emozionate di coloro che dovrebbero costruire il futuro del Messico, le quattro testimonianze portate sul palco hanno reso ancora più forte il peso di quelle parole. Ma allo stesso modo quelle testimonianze hanno aperto uno squarcio di speranza. Perché alla denuncia delle difficoltà si è contrapposta la voglia di non arrendersi al male, alle ingiustizie. «In tutto ciò — ha infatti detto il giovane — la pace è un dono a cui continuiamo ad anelare. Santo Padre, vogliamo essere costruttori di pace».

Il Messico che vuole rinascere, guardando a un futuro diverso, oggi era qui. E Francesco, che ha sottolineato più volte in questo viaggio l’importanza della gioventù, ha ricambiato il loro calore percorrendo i vari settori dello stadio su un piccolo veicolo elettrico. I giovani lo hanno accolto cantando Cielito lindo, l’inno dell’incontro e una serie di slogan. Esta es la juventud del Papa è stato il più urlato, l’ultimo ad aggiungersi a quelli già sentiti in questi giorni.

dal nostro inviato Gaetano Vallini

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18 settembre 2019

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