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Altre vite inghiottite dal Mediterraneo

· ​Si temono quattrocento morti nel naufragio di un barcone ·

Una nuova tragedia al largo delle coste libiche conferma come il Mediterraneo sia sempre più un liquido sepolcro per tanti infelici costretti ad avventurarvisi perché in fuga dalla guerra e dalla fame. 

Sarebbero quattrocento i morti — in gran parte minori — nel naufragio di un barcone, secondo le testimonianze raccolte tra i centocinquanta migrati e profughi superstiti raccolti dai soccorritori italiani e sbarcati ieri a Reggio Calabria. Tra i morti ci sarebbero anche molti giovani, probabilmente minori. Nelle stesse ore, Frontex, l’agenzia dell’Unione europea per il controllo delle frontiere, ha riferito che trafficanti di esseri umani hanno sparato in aria colpi di arma da fuoco per tenere a distanza soccorritori italiani e islandesi nell’ambito di un’operazione al largo della Libia e si sono reimpossessati di un’imbarcazione da cui erano stati tratti in salvo duecentocinquanta migranti e profughi. L’approssimarsi della bella stagione meteorologica prospetta un ulteriore aumento dei tentativi di raggiungere le sponde europee del Mediterraneo, dopo che già nei primi mesi dell’anno se ne era registrato un incremento. Purtroppo, è aumentato spaventosamente anche il numero dei morti. Dall’inizio dell’anno sono oltre cinquecento morti accertati, un numero trenta volte più alto rispetto allo stesso periodo del 2014, secondo i dati diffusi dall’alto commissariato dell’Onu per i rifugiati. 

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26 agosto 2019

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