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Il Mediterraneo
inghiotte altre vite

· Centotrenta tra morti e dispersi in un duplice naufragio a poche miglia dalle coste libiche ·

Si sono purtroppo confermate terribili le conseguenze dell’ennesima tragedia della migrazione nel Mediterraneo avvenuta giovedì ad appena tre miglia marine dalle coste della Libia. 

Una sopravvissuta a Lampedusa (Ansa)

Secondo quanto riferito dall’ufficio a Tripoli del Consiglio italiano per i rifugiati (Cir), a rovesciarsi sono state due imbarcazioni e non una, come era sembrato in un primo momento. Dalle testimonianze degli scampati risulta che sui due barconi c’erano duecentocinquanta persone. Centoventi sono state tratte in salvo dalla guardia costiera libica. I corpi recuperati sono solo dieci, ma le vittime sarebbero dunque centotrenta. La giornata di ieri, anniversario del naufragio del 3 ottobre 2013 che provocò 368 morti a Lampedusa, è stata occasione, tra l’altro, per precisazioni sulla fine della missione Mare nostrum della Marina italiana e sull’avvio di quella europea Frontex Plus. Come noto, quest’ultima è stata annunciata come una missione di controllo delle acque territoriali europee, cioè fino a dodici miglia dalle coste. Mare nostrum, invece, ha consentito in un anno il salvataggio di decine di migliaia di persone proprio perché le navi italiane hanno agito ovunque fossero imbarcazioni in difficoltà. Questo ha impedito dimensioni ancora più spaventose del bilancio di un anno terribile. Secondo l’Organizzazione mondiale delle migrazioni e l’alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (Unhcr), solo dall’inizio del 2014 ci sono stati oltre tremila morti, i tre quarti di tutti quelli registrati nel mondo

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