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Il martirio in Angola  di padre Angelo Graziani

· Il missionario cappuccino ucciso nel 1961 ·

«Nel nostro secolo sono ritornati i martiri, spesso sconosciuti, quasi “militi ignoti” della grande causa di Dio»: così Papa Wojtyla presentò — nella Tertio millennio adveniente — la proposta di un aggiornamento del martirologio e di una giornata giubilare dedicata ai nuovi martiri. I quali pare superino i tre milioni. Fra essi i più numerosi sono i missionari. Negli ultimi 4 secoli su 549 canonizzazioni e 927 beatificazioni, vi sono 317 santi e 374 beati, morti in Paesi di missione. Fra i tanti, ricordiamo padre Angelo Graziani, missionario in Angola, ucciso il 16 marzo 1961.

Mbuta Mutu (padre gigante), come lo chiamavano gli angolani per la sua alta statura, arrivò in missione il 6 novembre 1957. La partenza per la missione gli era sembrata una provvidenziale uscita da un tunnel di angosce e di dubbi in cui era entrato da qualche anno. Qualcuno ne attribuiva le cause ai postumi di una peritonite che lo stava portando alla tomba e da cui guarì per una circostanza eccezionale. Nell'ospedale in cui fu ricoverato a 16 anni c'era anche una signora di cui nessuno ha mai rivelato il nome. Un giorno sentì vicino alla sua stanza voci e singhiozzi mal repressi e un gran viavai di medici; chiese il motivo e le fu risposto che un giovanissimo seminarista era in fin di vita. I medici si erano arresi e se ne aspettava la morte.

«No, non è possibile — disse tra sé l'inferma — non è stato ancora tentato tutto». L'indomani lei morì e il giovane Angelo cominciò a migliorare fino a guarire. Più tardi si seppe che la donna, nelle sue preghiere, aveva offerto a Dio la sua vita in cambio di quella dell'aspirante al sacerdozio.

Ordinato sacerdote il 21 maggio 1944, padre Graziani svolse l'apostolato a Venezia, a Villafranca e a Conegliano, dove si impose all'attenzione del vescovo monsignor Albino Luciani, che gli riconobbe «un'anima luminosa di fanciullo in un corpo quasi da gigante: servizievole, mite, infaticabile».

Alla sorella Rosa, suora comboniana, aveva confidato di voler lavorare insieme in Africa; un sogno spezzato dalla morte improvvisa di lei. Partì da solo, proponendo di lavorare anche per lei, cui, dopo Dio, doveva la vocazione religiosa, il sacerdozio e l'ideale missionario che realizzò il 9 giugno del 1957 ricevendo il Crocifisso dalle mani del Patriarca di Venezia, il cardinale Angelo Roncalli.

Partì deciso a vivere come Gesù a Nazaret, cioè nella povertà e nel lavoro. Padre Angelo iniziò il lavoro a Sanza Pombo, nel nord dell'Angola, dove i cappuccini erano arrivati nel 1645, restandovi fino al 1835.

Il sacerdote fu impegnato nell'assistenza di varie comunità che visitava a piedi. La zona era veramente difficile non solo perché gli abitanti, i bayaca, erano ai primi contatti con i missionari cattolici, ma anche perché indulgevano facilmente agli assalti e ai saccheggi. Due anni dopo fu trasferito a Kimbele e successivamente a San Salvador. Il suo compito non fu facile. Dovette affrontare l'ostilità delle forze comuniste e le conseguenze di uno sfacciato proselitismo, praticato da esponenti di altre confessioni. Tuttavia, Mbuta Mutu non poteva non essere benvoluto pure a San Salvador. Pur avvertendo attorno a sé un'atmosfera tesa, iniziò un lavoro duro e impegnativo. Un giorno lasciò la missione insieme a un seminarista per recarsi a Pangàla. Qui mancò l'accoglienza del solito gruppo che normalmente va incontro al missionario e ne chiese la ragione. «Tira un'aria strana, attento», gli disse il catechista. Fu svegliato al mattino da una voce che gli chiedeva di correre a battezzare un bambino in pericolo di vita: era una trappola. Ci si accorse dell'assenza del missionario solo al momento della celebrazione, gli assalitori ebbero tutto il tempo per raggiungere un luogo lontano e sfogare la loro rabbia contro un uomo indifeso. Padre Angelo cadde sotto i colpi di un fucile.

Fu ucciso perché missionario cattolico, tant'è vero che un missionario protestante, impegnato in una zona vicina, pur essendo portoghese, fu lasciato tranquillo. L'iter diocesano per la sua beatificazione è iniziato nel 2001, l'unica riguardante l'Angola.

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