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Il malato al centro

· I media e il messaggio del Pontefice sul fine vita ·

«La volontà di colui che soffre trova ascolto. Non è la rivoluzione, ma qualcosa di diverso indubbiamente c’è»: così Lucetta Scaraffia, nell’articolo Il Papa ha messo il malato al centro, pubblicato la sera di giovedì 16 novembre sul blog dell’«Huffington Post», conclude il suo commento al messaggio che il Pontefice, la mattina dello stesso giorno, ha inviato ai partecipanti all’incontro regionale europeo della World medical association sulle questioni riguardanti il fine-vita. «Papa Francesco — scrive — ben consapevole che l’accanimento terapeutico costituisce oggi un problema reale, dice molto chiaramente che “la persona malata riveste il ruolo principale” e conta di più di regole complicate che spesso ignorano la realtà della sofferenza». Perciò se è vero che, in linea con la morale cattolica, nel messaggio «la condanna dell’eutanasia è netta» ed è ribadito con forza «il dovere della cura da attuarsi anche attraverso la medicina palliativa», è anche vero che «l’opposizione all’accanimento è espressa con la stessa forza della condanna dell’eutanasia». E soprattutto è vero, sottolinea Scaraffia, che rispetto al passato cambia il modo in cui il Pontefice parla di certi temi: «La forma del suo discorso meno fredda, assertiva, ma più pietosa, più vicina alla sofferenza umana».

Proprio questo atteggiamento di apertura, di attenzione, di dialogo, si ritrova sottolineato a più riprese nel modo in cui i media hanno riportato e commentato il messaggio del Papa.

Le testate internazionali, come prima reazione a un testo ovunque considerato di grande importanza, hanno optato per una riproposizione, spesso quasi integrale, delle parole del Papa: così hanno fatto, ad esempio, la statunitense «Catholic News Agency» con un ampio resoconto di Elise Harris, o lo spagnolo «El Mundo» con l’articolo di Soraya Melguizo, o ancora il quotidiano argentino «La Nación», dove Elisabetta Piqué, sottolineando in modo particolare i passaggi relativi all’accanimento terapeutico, ha messo in evidenza la grande ripercussione che il messaggio sta avendo in Italia «dove l’eutanasia è proibita e si discute da anni sulla necessità di un testamento biologico».

Sulla stampa italiana, infatti, le parole di Papa Francesco sono colte, quasi ovunque in prima pagina, come occasione per rilanciare il dibattito sul tema e sono spunto anche per alcune riflessioni. Il tema della continuità o discontinuità rispetto al magistero precedente la fa da padrone nei commenti. Così Alberto Melloni su «la Repubblica» nota che nonostante gli interventi dei Pontefici da Pio XII in poi, «Francesco ha segnato un cambio di passo e ieri ha posto il problema del vivere la morte come un diritto morale». Egli non fa ricorso «a un meccanicismo morale o moralistico», ma alla «sapientia cordis che sa che anche le dimensioni etiche devono essere misurate sapendo che dietro ogni parola c’è il mistero della salvezza». E se «Il Foglio» afferma lapidariamente che «nel discorso di Bergoglio c’è solo la ripetizione della dottrina della Chiesa così com’è sempre stata», Franco Garelli su «il Messaggero» sottolinea che, pur nella continuità con il passato, nelle parole del Papa si evidenzia la «conoscenza profonda» degli «umori del suo popolo». E Massimo Introvigne su «Il Mattino» evidenzia: «La Chiesa di Papa Francesco non comunica solo attraverso le enunciazioni dottrinali, ma anche attraverso le indicazioni pastorali, i toni e le sfumature». E in questa occasione «è cambiato il tono».

Attenzione e prossimità ritornano anche nell’editoriale di Giuseppe Anzani, su «Avvenire», che trova la lettera del Pontefice piena di «umanità e ispirazione» nel mettere in primo piano «il ruolo della persona malata». La stessa «grande carica umana» riscontra Adriano Pessina, che, intervistato da «La Stampa», afferma: «L’evoluzione del Papa è quella di superare la grammatica della cura fatta di consenso, protocolli, linee, e porre l’attenzione sulla relazione medico-paziente».

La sensazione, quasi ovunque registrata, è che, come ha scritto Scaraffia, «il Papa sia più interessato al bene degli esseri umani sofferenti che a fissare dei confini, a stabilire delle regole, a contrapporsi a dei nemici».

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