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Il macaone
di Scampia

· La pellicola vincitrice del progetto Cineperiferie ·

Quando l’occhio del cinema arriva oltre quel che scorgiamo a occhio nudo, si apre un corridoio in un mare di buio. Una via che va solo percorsa, al seguito di un folle, un profeta o un cuore semplice. Il corridoio delle farfalle, che dà il titolo al cortometraggio vincitore del progetto Cineperiferie del Mibact, firmato da Claudia Brignone e Andrea Canova, è la porta d’accesso alla salvezza, come il wormhole nello spazio e nel tempo che Hollywood ha immaginato collegare i due mondi di Interstellar.

Particolare della locandina del Cineforum

Con una differenza. Kip Thorne, il premio Nobel per la fisica che di Interstellar è stato consulente scientifico e coproduttore, ammette che il suo corridoio salvifico attraverso due universi, uno che collassa e l’altro come una terra promessa, è una visione scientifica in teoria possibile ma che resterà quasi di certo impercorribile. Il wormhole nel mar Rosso di guai, degrado, indifferenza e arroganza del potente che logora il pianeta non lo aprirà uno scienziato. Ma è già un cantiere aperto a Scampia, città di Napoli che un’altra volta torna a dirci che — oltre ai premi dei ministeri — a buon titolo merita il nome di teatro della Carità, riconosciutole nel Settecento. E ci suggerisce che in questa particolarissima città — la sola che abbia firmato un contratto oggi legalmente valido con un Santo — riposa il paradigma antropologico per un futuro diverso.

È nel teatro della Carità di una straordinaria periferia che la telecamera di Brignone e Canova scopre e rivela — con grande delicatezza proprio come farebbe uno spettatore meravigliato — i costruttori di corridoi. O di wormhole, se avete visto Interstellar e l’avete amato sentendovi incamminati e speranzosi lungo l’angoscioso mar Rosso dello spazio-tempo, portati dall’alito della gravità. Una piccola, preziosa, pellicola ce li racconta seguendoli al lavoro. O, se preferite, in missione.

«Gennaro, Gennaro!» si sente qui chiamare dalla prima scena, più che terrestre. «Gennaro, il macaone!». Aldo Bifulco, 71 anni, un cappelluccio di paglia fra piante già addomesticate e selva ancora incolta lungo i boulevard fantasma di Scampia che si ostina a percorrere con altri volontari-contadini (coloni del loro quartiere difficile) — ha appena scoperto un ospite nel wormhole. È un ospite ma anche un costruttore. Ha grandi ali gialle striate. Vivrà due settimane, il macaone, e morirà dopo aver costruito un altro millimetro del corridoio delle farfalle che dovrà unire Scampia alla terra promessa. Una terra promessa con gli stessi boulevard ambiziosi, la grande villa comunale che è già oggi un’oasi nonostante i crolli antichi all’ingresso principale e i muri sbrecciati, gli stessi affreschi sui palazzi che accolgono chi scende alla fermata Piscinola e la stessa bellissima stazione metro dove nessuno, però, verrà più ucciso mentre lavora come vigilantes, per sottrargli il «ferro», la pistola.

Un posto dove il grande cuore del centro Mammuth, con i suoi volontari che vanno di scuola in scuola, nelle strade e nei campi rom a costruire persone nuove a partire (anche) dall’arte di riparare insieme biciclette, sarà la regola e non l’eccezione. E dove una giovane donna, Chiara Ciccarelli, sarà per sempre ‘o masto (il capo, il leader), come le hanno riconosciuto per rispetto, e dal basso, scugnizzi per altri indomabili ma che — pur maschilisti — l’hanno eletta spontaneamente capo vedendola con le mani sporche far ripartire la catena delle bici. E la bici nei grandi spazi di Scampia è la differenza fra muoversi o no. E Chiara sape ‘o fatto. Sa come si fa. Come Napoli del resto, esperta a scavare wormhole da sempre, mossa da forze più insondabili della gravità.

Il film Il corridoio delle farfalle, produzione Inbilicofilm, per un quarto d’ora di racconto è costato molte giornate di lavoro, con Aldo e Enzo — nei panni di loro stessi — a percorrere le tappe tra Secondigliano e Scampia che da anni percorrono come coloni, coltivando per conquistare. Fiori, ligustri, olivi, il falso pepe, essenze, rose, lavanda e tutto quel che attira, nutre ed aiuta le farfalle a riprodursi. Con altri volontari affrontano imprevisti e difficoltà, come l’incredulità, l’incomprensione e talvolta anche l’aggressività che distrugge quel che è stato fatto. Gennaro Sanseverino, anche lui fra i protagonisti del corto, nell’equipaggio è il classificatore. Identifica le nuove arrivate, le fotografa, se necessario le cattura delicatamente con un retino fatto fare apposta per non ferire, e poi le rilascia dopo averle identificate. Il film comincia proprio dalla scoperta del macaone che entra nella colonia chiamata a rigenerare Scampia e che verrà immortalato nel murales dedicato. Un’avanguardia di quella nuvola di farfalle che risale ogni anno dall’Africa verso nord, vestendo le isole del golfo — Procida e Vivara, Ischia la verde e Capri — e che ora ha casa anche qui. Pochi giorni fa al cineforum del centro culturale Gridas, Il corridoio delle farfalle è stato proiettato per la prima volta. Saletta gremita, contrariamente al solito e tra gli spettatori molti si sono fatti avanti per collaborare al progetto. Si è scelta, così, sul momento, una lunga strada, via Fratelli Cervi, per la prossima fase della missione corridoio delle farfalle. Stavolta non solo aiuole, ma balconi, terrazze e finestre, bussando porta a porta e cercando collaborazione, chiedendo a ogni residente di diventare un colono al seguito di un plotone di biodiversità. «Ma attenzione, amici» ha avvertito Aldo. «Questa è ecologia integrale, mica giardinaggio». Le farfalle se non ricuciono relazioni e non costruiscono responsabilità reciproche, possono essere solo l’ennesima cornice di uno schema ideologico che non porta da nessuna parte (per inciso, accanto al campo di concentramento nazista di Dachau si sperimentava l’agricoltura biodinamica, rispettosa degli insetti).

Dal corridoio delle farfalle, alla civiltà dell’amore (passando per Napoli). Un piccolo gioiello di un quarto d’ora ci ricorda che altre scorciatoie, fosse anche nello spazio-tempo, non sono possibili.

di Chiara Graziani

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15 dicembre 2019

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