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Il luogo celeste del cambiamento

· In mostra a Lussemburgo reperti etruschi provenienti dallo scavo umbro di Campo della fiera ·

Gorgone, iv secolo prima dell’era cristiana (Museo archeologico nazionale di Orvieto)

Se è incerta la relazione che legava Voltumna a Vortumnus - Vertumnus è invece assodato che si trattasse della divinità principale degli etruschi, venerata specialmente a Volsinii. Già in antico si faceva derivare il suo nome da vertere, in conseguenza era la divinità dell’anno vertens, aveva cioè la facoltà di poter cambiare aspetto: dopo il solstizio estivo e fino alla festa invernale del sole invitto, dal sesto al decimo mese dell’anno di allora le giornate infatti si accorciavano e i punti dell’alba e del tramonto si spostavano sull’orizzonte progressivamente dal massimo colmo settentrionale raggiunto in estate sempre più verso il mezzogiorno. Non pare così azzardato intendere Giove come Vertumnus e Voltumna, nel mese di Iuno, quale divinità mutaforme, che coerentemente si festeggiava in concomitanza con le feste di Conso e di Ops Consiva. Questa tradizione, etrusca, romana e sannitica, prima della riforma “geometrica”, di assestamento (in sesti) del calendario, introdotta da Giulio Cesare (con luglio) e a seguire da Augusto (con agosto), pare poter essere associata solo al mese di giugno, cioè al mese del culmine estivo. Questo mese era quello sacro a Giunone, ragione per cui nella sua forma femminile Voltumna pare poter essere variamente associata a Cibele, a Giunone o a Ops Consiva.

Dal 16 marzo in Lussemburgo è possibile visitare una mostra sugli scavi archeologici condotti negli ultimi diciotto anni presso Orvieto. Volsinii veteres (Bolsena etrusca) sorta sulla rupe situata tra Umbria, Toscana e Lazio — che nella sala delle carte geografiche in Vaticano porta il nome di Erbani — ha infatti restituito, ai suoi piedi, uno dei principali santuari della civiltà etrusca. Il titolo prescelto per questa esposizione che resterà aperta fino al 2 settembre presso il Musée national d’histoire et d’art, (Marché-aux-Poissons) è Il luogo celeste. Gli etruschi e le loro divinità. Il santuario federale di Orvieto. Il logo, il simbolo proposto per l’iniziativa è un volto orientalizzante, quasi un mascherone di Gorgone, di Sileno o di Bes, con in sovraimpressione la lettera “E” dell’alfabeto etrusco. L’orientamento delle architetture rinvenute di volta in volta varia rispetto ai punti cardinali di 15 e 18 gradi sessagesimali, vale a dire di un sesto (ampiezza del moto orario) e di un quinto di angolo retto. Questa prolungata e continuativa attività presentata in mostra — se ve ne fosse bisogno — prova come l’archeologia in Italia non sia affatto ridotta a indagini preventive per la realizzazione di nuove opere, campagne d’emergenza, ritrovamenti occasionali, scavi abusivi.

Le ricerche archeologiche e le attività di scavo stratigrafico condotte dal 2000 in località Campo della fiera, ai piedi della rupe di Orvieto, hanno portato in luce una straordinaria area sacra frequentata dal vi secolo prima dell’era cristiana al xv secolo. Per oltre due millenni. Nel sito è stata riconosciuta la sede del Fanum Voltumnae, il santuario federale degli etruschi.

Le strutture emerse si sviluppano attorno a un’imponente Via Sacra, che certamente era percorsa da processioni di carattere religioso e celebrativo. A nord della strada si apre un recinto in cui si trova un sacello della prima metà del vi secolo, desacralizzato agli inizi del iv secolo. e sostituito dal tempio “A”, l’unico edificio di culto officiato continuativamente anche in epoca romana. In quest’area sono stati scoperti un altare, un donario monumentale e depositi contenenti moltissimi oggetti votivi, in particolare la base di una statua con una lunga iscrizione che racconta la storia di una donna, Kanuta, divenuta sposa di un nobile locale. La sua dedica alle divinità chiamate Tluschva avviene nel “luogo celeste”, il nome stesso con cui gli etruschi indicavano il santuario.

Percorrendo la Via Sacra verso sud si arriva a un altro edificio, il tempio “C”, costruito alla fine del vi secolo e distrutto nel corso degli scontri tra romani e volsini avvenuti tra il 308 e il 280. Accanto alle rovine del tempio furono deposte alcune tombe infantili, in memoria di una divinità matronale testimoniata dalla parola etrusca atial (“della madre”), incisa su una coppa in bucchero. In corrispondenza della fronte furono collocati i resti di lamine bronzee di un carro, mentre al di sopra dei piani pavimentali sono state trovate moltissime ceramiche greche, doni al santuario di facoltosi devoti. Un nuovo edificio arcaico è stato scoperto accanto al tempio “C”, probabilmente si tratta del thesaurós di una o più poleis etrusche, se non addirittura della dodecapoli.

di Francesco Scoppola

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10 dicembre 2019

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