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Via il lievito vecchio

· La penitenza del peccatore e l’opera della Chiesa in un passo di sant’Ambrogio ·

A partire dal VII secolo nella prassi della riconciliazione cristiana si è instaurato un rapporto personale, addirittura segreto, tra peccatore e Dio, condotto attraverso la mediazione del sacerdote ministro, che ha reso la riconciliazione un fatto pressoché privato. 

La più antica immagine di sant’Ambrogio  (V secolo, San Vittore in Ciel d’oro, Milano)

Mentre si sa, nei primi secoli la visibilità penitenziale del peccatore era addirittura così prevista da dar origine a una istituzione stessa, rigorosa e partecipata: all’ordine dei penitenti. Lo scrive Luigi F. Pizzolato aggiungendo che naturalmente, ci furono ragioni storiche del mutamento, che ha aperto la strada a una confessio reiterata e regolare dell’anima e della sua vita spirituale. Ma il nostro tempo sta riscoprendo sempre più, anche come contrappeso al suo esasperato soggettivismo, la dimensione ecclesiale di ogni manifestazione religiosa, tanto più, ovviamente, dei sacramenti che ne rappresentano una dimensione costitutiva. E allora il ricorso alla riflessione antica può essere istruttivo.

Un passo del De paenitentia di sant’Ambrogio, opera teologico-pastorale scritta dal vescovo di Milano intorno all’anno 389, interessa il nostro argomento. Soprattutto in questo anno santo straordinario in cui si celebra la misericordia, tema a cui quell’operetta si è dedicata in contrapposizione al rigorismo penitenziale dei novaziani.

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20 ottobre 2019

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