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Il libro sospeso

· ​Dalla poesia di Raymond Carver alla cabina del telefono delle meraviglie di Rastignano ·

«La donna s’accascia nella cabina, singhiozzando al telefono. Chiede un paio di cose e singhiozza ancora più forte. Il suo compagno, un anziano tutto in jeans, sta lì vicino in attesa che tocchi a lui parlare, e piangere. Lei gli porge la cornetta. Per un attimo restano insieme dentro la minuscola cabina, mescolando le loro lacrime. Poi lei va ad appoggiarsi al parafango della loro berlina. E ascolta mentre lui prende accordi. Osservo tutto questo dalla mia macchina. Neanch’io ho il telefono in casa. Resto seduto al volante e fumo, in attesa di prendere anch’io accordi. Ben presto lui riaggancia. Esce e si asciuga il volto. Salgono in macchina e restano dentro con i finestrini chiusi. I vetri s’appannano sempre più mentre lei gli si appoggia e lui le cinge le spalle con un braccio. I gesti meccanici di conforto in quell’angusto luogo pubblico. Vado con le mie monetine verso la cabina e m’infilo dentro. Però lascio la porta aperta, perché si sta così stretti qui. La cornetta è ancora calda».

La cornetta è ancora calda dice Raymond Carver nella sua poesia La cabina del telefono. Vuol dire «qualcuno era qui prima di me». Eccola qua, la traccia umana, l’ultrasuono che rende gli estranei partecipi, custodi quasi, del destino altrui. Quel calore sulla cornetta è il residuo umano degli sconosciuti, una sorte che ci riguarda senza appartenerci. Le cabine del telefono erano stanze nelle quali le notizie (buone o cattive) ti attendevano. Un “sì”, un “grazie, sto bene adesso” o magari “devi venire subito, è successo qualcosa…”. Oppure il lavoro. Quante persone hanno ricevuto buone o cattive notizie circa il lavoro nelle cabine del telefono. I grandi narratori sono quelli che ti svelano ciò che hai già davanti agli occhi, coloro che danno un nome alle cose.

Quante volte abbiamo preso in mano una cornetta ancora calda? Che notizie aveva appena consegnato? Che ne è stato di colui o colei che le ha ricevute? Perché pensiamo che tutto questo non ci riguardi se siamo anche noi, attaccati a quella stessa cornetta? Queste sono le domande che Carver sapeva porci e che puntualmente anche ne La cabina del telefono dissemina senza esplicitare mai.

E non ci sogniamo nemmeno lontanamente di tentare risposte, si sta così bene in compagnia delle giuste domande…

Ci è venuto in mente il grande Ray, leggendo una notizia che forse ai più sembrerà piccola ma che forse tanto piccola non è. A Rastignano, nell’hinterland bolognese da qualche settimana accade una cosa strana. C’è di mezzo una cabina del telefono. Sempre lei. Il comune intendeva liberarsene, nessuno usa più le cabine del telefono. E così, per una volta, le notizie è lei ad averle ricevute, gliele hanno portate le persone del quartiere, le hanno detto che serve ancora anzi, che il suo mestiere è appena cominciato.

Grazie al lavoro di un’associazione (Amici di Tamara e Davide) in quella cabina adesso ci sono libri (per grandi o bambini) e giocattoli, e sono a disposizione di chiunque intenda prenderli e tenerli. Senza dire il proprio nome o quando li riporteranno.

Sono regali? Non esattamente, perché i regali siamo soliti farli alle persone che conosciamo, a coloro ai quali vogliamo bene. Qua sta accadendo qualcosa di diverso. Gli oggetti in attesa sono per gli sconosciuti, adulti o bambini che siano. Questa sorta di biblioteca on the road è un luogo nel quale sono gli estranei a sentirsi a casa e sono i cittadini stessi a prendersene cura. A farsene carico. Senza sapere per chi. Ognuno può andarsene con un gioco o un libro e sapete qual è la cosa buffa? Che la cabina non è mai vuota, che di giorno in giorno va riempiendosi di altri giochi e di altri libri.

Più cose “perde” più ne trova. E questo è tutto, una cabina del telefono, un gruppo di persone, dei libri in attesa di esser portati via. Decidete voi se questa è una piccola notizia o magari se è una piccola notizia importante. Riesce complicato far finta di niente davanti a quella cornetta che non funziona più ma misteriosamente è ancora calda. O qualcosa del genere. Ah, per amor di precisione, occorre puntualizzare che nella poesia di Carver al protagonista, dopo aver assistito a quanto accadeva a quella coppia e a come fosse stata raggiunta da una notizia terribile, non è toccata sorte migliore. Ma poi, volgendo lo sguardo fuori dalla cabina stessa si accorge che i due di prima, che erano lì dentro al suo posto, non se ne sono andati. Hanno atteso con lui. Non era mai stato solo, durante tutta la telefonata. «“T’ho detto che è tutto finito! Finito! Puoi anche andare all’inferno, per quanto mi riguarda!”. Abbasso la cornetta e mi passo una mano sulla faccia. Chiudo e riapro la porta. I due nella berlina tirano giù i finestrini e mi guardano, le loro lacrime bloccate per un attimo di fronte a questa distrazione. Poi ritirano su i finestrini e restano seduti dietro ai vetri. Per un po’ non andiamo da nessuna parte. Ma poi andiamo».

di Cristiano Governa

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19 aprile 2019

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