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Libri sempre e ovunque

· Accordo fra le biblioteche Vaticana e serba ·

La Biblioteca Apostolica Vaticana fa da apripista al dialogo in ambito culturale ed ecumenico. È di alcune mesi fa, infatti, la stipula dell’accordo di collaborazione con la Biblioteca nazionale serba. Si tratta di una collaborazione che apre nuovi scenari e attribuisce un ruolo di maternità all’istituzione vaticana nei confronti di tutte le altre del mondo. Ne abbiamo parlato con l’arcivescovo Jean-Louis Bruguès, bibliotecario di Santa Romana Chiesa. 

Come è nato l’accordo tra la Vaticana e la Biblioteca nazionale serba?


Alcuni mesi fa il Governo della Serbia ci ha fatto sapere che la Biblioteca nazionale serba aveva l’intenzione di stipulare un accordo che prevedeva anche una convenzione sull’insegnamento superiore, cioè la possibilità per la Chiesa di far riconoscere gli istituti di insegnamento superiore. Questo, naturalmente, in collaborazione con la Congregazione per l’educazione cattolica. L’accordo è stato firmato lunedì 8 settembre a Belgrado dove sono stato ricevuto, in maniera ufficiale, dal ministro degli Esteri e dal ministro della Cultura. Era presenta anche la direttrice della Biblioteca nazionale serba, Svetlana Jancic. 


Quali caratteristiche peculiari ha l’intesa?


Credo sia particolarmente interessante notare che questo accordo di cooperazione apre la possibilità per la biblioteca di accogliere e ricevere studiosi serbi. Si pensi che l’anno scorso hanno frequentato la biblioteca 3.900 studiosi e pochissimi, o forse quasi nessuno, veniva dall’Europa dell’est. Ora la biblioteca si apre al secondo polmone dell’Europa, come lo definì Giovanni Paolo II. 


Quali altri sviluppi sono prevedibili?


Facciamo un salto indietro nel tempo: Hitler, durante la seconda guerra mondiale, fece bombardare la Biblioteca nazionale serba. Per sette giorni questa è stata avvolta dalle fiamme. La memoria scritta del Paese sparì. I serbi stanno oggi cercando di compensare questo vuoto della memoria e forse noi possiamo aiutarli a ricostruirla. Va poi considerato che la Vaticana è una delle più antiche e delle più ricche biblioteche del mondo. Possiamo paragonarla a quella nazionale di Parigi. Fin dalla sua fondazione, a metà del XVI secolo, si è presentata come umanistica, quindi non è propriamente una biblioteca esclusivamente ecclesiastica. Naturalmente c’è un fondo importante di teologia, filosofia e diritto canonico, ma le parti più ricche sono quelle riguardanti umanesimo, medicina, matematica, astronomia, arte, musica. Ci sono cinque fondi musicali molto importanti. E da sempre essa ha mantenuto e rafforzato tale dimensione umanistica. Proprio questo aspetto attrae l’interesse delle biblioteche di tutto il mondo. Soprattutto i Paesi più piccoli, che non hanno la possibilità di allestire una collezione di prestigio, chiedono il nostro aiuto. Ad esempio, oltre che dalla Serbia, abbiamo ricevuto richieste del genere da parte di Cuba e del Costa Rica. Direi che nel contesto attuale, la nostra biblioteca, più antica delle altre, potrebbe giocare un ruolo di maternità riguardo a quelle più piccole che stanno sviluppandosi. 

di Nicola Gori

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18 novembre 2019

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