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Volevo fare la carmelitana scalza

· ​Il libro ·

Un sorriso a ogni pagina. A cominciare dal titolo, Volevo fare la carmelitana scalza, ma mi hanno scambiata per un pesce d’aprile (Emi, 2014). Lucia Cosmetico, triestina, affida all’ironia il racconto del suo approdo a Roma alla ricerca di una vocazione. E lo fa con grande sapienza, suscitando con l’ilarità la riflessione e passando da una critica — leggera e dura al tempo stesso — a un mondo nevrotico, evanescente, inospitale. Possibile che una donna, si chiede all’inizio, abbia solo tre opzioni (vita di coppia, «zitellaggine», «suoraggine»)? «E se uno trasformasse il suo condominio in un monastero e la città in una grande comunità?». Dopo un esilarante scambio di mail, in data i° aprile, con una carmelitana che fatica a prenderla sul serio, Lucia decide di provarci. La sua strada, la quarta opzione, passa da un’apertura controcorrente all’altro. Le coinquiline, i vicini di tram, «barboni, disadattati, ricchi e poveri» incontrati durante un istruttivo vagabondaggio per la città (in attesa di trovare lavoro) le offrono continue occasioni di scambio e crescita, nella convinzione che a renderci felici è la felicità degli altri. «Basta uscire per la strada e mettersi in ascolto del mondo». O in ascolto di Cesira che, sul 30 Express, canta a suqarciagola: «Cittadini! Volemose bbbene!». (@SilviaGusmano)

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