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Il lavoro minorile non conosce crisi

· Nel mondo ci sono ancora 215 milioni di bambini costretti ad attività spesso pericolose ·

Nel mondo gli unici posti di lavoro, per così dire, non a rischio sembrano quelli dei bambini. Secondo l’ultimo rapporto dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo), diffuso in queste ore, lo slancio alla riduzione del lavoro minorile si è infatti affievolito. «I progressi sono irregolari, non abbastanza rapidi, né sufficientemente ampi», ha commentato il direttore generale dell’Ilo, Juán Somavia.

Ancora oggi oltre 215 milioni di bambini sono costretti a lavorare, in gran parte nell’agricoltura, per la propria famiglia o per estranei, senza alcuna retribuzione. Ben oltre metà, però, cioè 115 milioni, sono impiegati in attività definite pericolose dall'Ilo, anche senza arrivare alle forme di vera e propria schiavitù, dalla servitù per debiti, alla prostituzione, al lavoro nelle miniere o in condizioni ambientali insostenibili.

Tra il 2004 e il 2008 il numero dei bambini lavoratori è sceso da 222 milioni a 215 milioni, con un calo di appena il 3 per cento, mentre tra il 2000 e il 2004 la diminuzione era stata del 10 per cento. Per alcune fasce d'età, la lotta al lavoro minorile è addirittura in regresso. In quella tra i 15 e i 17 anni è stato riscontrato infatti un aumento del 20 per cento, da 52 milioni a 62 milioni. Il maggior progresso c'è stato invece per la fascia di età tra i 5 e i 14 anni, con una riduzione significativa del 10 per cento, sia pure con dati contrastanti, sia per regioni sia per tipologie di lavoro. Per questa fascia d’età, comunque, il numero di bambini impiegati in lavori pericolosi è diminuito del 31 per cento.

Come per molti altri aspetti del sottosviluppo e dell'ingiustizia sociale, anche in questo la situazione più preoccupante è nell'Africa subsahariana, dove un minore su quattro è costretto ad attività lavorative, spesso pericolose, anche se in cifra assoluta la maggior parte dei bambini lavoratori si trovano in Asia, mentre la riduzione più significativa si è registrata nelle Americhe.

L’Ilo teme ora che la crisi globale allontani ulteriormente l’obiettivo di debellare le peggiori forme di lavoro minorile. In merito, Somavia ha però negato che la recessione economica possa essere un'attenuante o peggio una scusante per i ritardi della comunità internazionale. Il direttore dell'Ilo ha ricordato che, al contrario, proprio la necessità di contrastare la crisi offre un’occasione per attuare misure politiche efficaci per le persone, per la ripresa e per uno sviluppo sostenibile.

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