Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Il lavoro è per la dignità della persona

· In piazza San Pietro l’udienza generale del 1° maggio ·

Papa Francesco invita alla solidarietà e chiede alle autorità pubbliche di dare nuovo slancio all’occupazione

Nella giornata in cui la Chiesa fa memoria di san Giuseppe lavoratore e nel mondo si celebra la festa del lavoro, Papa Francesco ribadisce la priorità della dignità dell’uomo che lavora. E rilancia una tematica che gli sta particolarmente  a cuore sin dai tempi in cui era arcivescovo di Buenos Aires, cioè il lavoro che schiavizza, o, come lo ha definito con un’espressione singolare, il «lavoro schiavo».

Il Pontefice ne ha parlato di fronte alle oltre ottantamila persone che hanno affollato piazza San Pietro per l’udienza generale di mercoledì 1° maggio. Sottolineata l’importanza e la dignità del lavoro, che si inserisce «nel piano d’amore di Dio», il Pontefice usa un’espressione al lui cara per significare il valore proprio del lavoro: dice che esso «ci “unge” di dignità», perchè ci rende simili a Dio. Dunque resta difficile accettare le «difficoltà che  in vari Paesi incontra oggi il mondo del lavoro e dell’impresa». Da qui l’appello alle autorità pubbliche, perché si impegnino a dare nuovo slancio all’occupazione.

Il Papa si riferisce esplicitamente a quanti, e «non solo giovani, sono disoccupati, molte volte a causa di una concezione economicista della società, che cerca il profitto egoista, al di fuori dei parametri della giustizia sociale». Ecco il lavoro che schiavizza, che affligge milioni di persone in tutto il mondo.

Al mattino, celebrando la messa nella cappella della Domus Sanctae Marthae, il vescovo di Roma era stato anche più esplicito nel condannare questo «lavoro schiavo», frutto di atteggiamenti di persone senza scrupoli, pronti a calpestare la dignità dell’uomo pur di trarre il massimo profitto e il massimo utile per se stessi e per le proprie imprese. Anche a costo di causare la morte dei lavoratori come è avvenuto di recente in Bangladesh, ha ricordato il Pontefice.

Al contrario, il lavoro garantisce la dignità della persona. E chi non lavora, dunque, non ha questa dignità. Ma, ha fatto notare il Papa,  ci sono tante persone  «che vogliono lavorare e non possono». E questo «è un peso per la nostra coscienza, perché quando la società è organizzata in tal modo» e «non tutti hanno la possibilità di lavorare, di essere “unti” dalla dignità del lavoro, quella società non va bene: non è giusta! Va contro Dio stesso».

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

19 novembre 2019

NOTIZIE CORRELATE