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Il lato nascosto dell’emergenza umanitaria

· L’Europa di fronte alla crisi dei migranti ·

Prima, durante e dopo. Parole lontane chilometri l’una dall’altra, tre momenti che per molte donne rifugiate riassumono il dolore di essere ciò che non avrebbero mai voluto diventare e di ricordare una normalità che non tornerà più.

Secondo i dati dell’Onu, all’incirca la metà dei migranti di tutto il mondo sono donne e bambine. Hanno perso la protezione di una casa, di un Paese, delle autorità. Spesso non possono neppure contare su una struttura familiare. Molte hanno dovuto lasciare la loro abitazione, il loro villaggio o la loro città a causa della violenza delle guerre, delle persecuzioni politiche o religiose, di catastrofi o eventi naturali. Alcune sono dovute fuggire dal proprio Paese e trasformarsi in rifugiate, come le migliaia di siriane che arrivano in Europa o abitano negli insediamenti in Turchia e in Libano.

Altre si spostano in luoghi più sicuri all’interno delle proprie frontiere e diventano rifugiate nel loro stesso Paese. Tutte soffrono di una situazione di vulnerabilità. Più di 26 milioni di donne e adolescenti in tutto il mondo necessitano di assistenza umanitaria, a quanto risulta dai dati del Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (Unfpa), secondo i quali «il 60 per cento dei rifugiati e dei migranti che arrivano in questo momento sono donne e bambini». A metà del 2015, gli uomini costituivano il 73 per cento del totale dei migranti. La questione di genere in questo massiccio spostamento di persone presuppone quindi un cambiamento essenziale di cui si deve tenere conto per una risposta adeguata ed efficace.

Si stima che in Europa un richiedente asilo su tre sia una donna, ma la maggior parte dei centri non sono pronti a offrire le attenzioni specifiche di cui hanno bisogno. Molte rifugiate, durante il viaggio verso l’Europa, assumono funzioni che nel loro Paese d’origine — per esempio la Siria o l’Iraq — sono tradizionalmente riservate agli uomini.

Molte lo erano già nella pratica, ma ora emergono come capifamiglia. Gestire i passaggi, cercare luoghi per l’igiene della famiglia o contrattare un posto letto sono compiti che migliaia di donne rifugiate sono costrette ad apprendere durante il viaggio verso l’Europa.

di Silvina Pérez

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16 settembre 2019

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