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Il ladrone in paradiso

· Dalla croce alla risurrezione ·

Il venerdì e il sabato santo sono scanditi nella tradizione bizantina da tropari che celebrano tutta l’opera salvifica di Cristo: «Oggi — si canta nel mattutino di venerdì — è appeso al legno colui che ha appeso la terra sulle acque; oggi il re degli angeli è cinto di una corona di spine; oggi è avvolto di una finta porpora colui che avvolge il cielo di nubi; riceve uno schiaffo, colui che nel Giordano ha liberato Adamo; è inchiodato con chiodi lo sposo della Chiesa; è trafitto da una lancia il figlio della Vergine. Adoriamo, o Cristo, i tuoi patimenti! Mostraci anche la tua gloriosa risurrezione». I diversi “oggi” del tropario, cantato accompagnando la croce verso il centro della chiesa per la venerazione dei fedeli, danno al testo e alla liturgia una forza che rende presente l’amore di Dio.

Due tropari accostano Adamo al buon ladrone, il Calvario come nuovo giardino e la Chiesa stessa: «Per un albero Adamo fu esiliato dal paradiso, ma per l’albero della croce il ladrone ha preso dimora in paradiso. Adamo infatti, mangiando il frutto, trasgredì il comando del creatore, ma l’altro, sulla croce con lui, ha confessato il Dio nascosto, gridando: Ricordati di me nel tuo regno. Il tuo fianco vivificante, o Cristo, come fonte che zampilla dall’Eden, bagna la tua Chiesa, spirituale paradiso, e di lì, come da principio, si divide nei quattro vangeli. Sei stato crocifisso per me, per far scendere su di me il perdono; hai avuto il fianco trafitto, per far scaturire per me fonti di vita».

Sabato santo i testi descrivono la discesa di Cristo nell’Ade spalancato da colui che vi scende vittorioso. E due tropari mettono in bocca della madre di Dio, e di tutta la Chiesa, la meraviglia e lo stupore di fronte al figlio sofferente: «Maria l’agnella, vedendo il proprio agnello trascinato al macello, lo seguiva assieme ad altre donne, consumata dal dolore, gridando a lui così: Dove vai, o Figlio? Per chi hai intrapreso questa corsa veloce? Forse ci sono altre nozze a Cana, e ti affretti per mutare di nuovo l’acqua in vino? Vengo con te, o figlio, o piuttosto resto con te? Donami una parola, o tu che sei la Parola, non passare accanto a me in silenzio, tu che mi hai serbata pura: tu sei infatti il mio figlio e Dio». I testi sono percorsi quasi da una fretta nel correre verso la risurrezione di Cristo: «Vedendoti, o Cristo, appeso al legno, te, Dio e creatore di tutte le cose, colei che senza seme ti ha generato amaramente esclamava: Figlio mio, dove è tramontata la bellezza della tua figura? Non posso vederti ingiustamente crocifisso! Affrettati, dunque, risorgi, perché anch’io veda la tua risurrezione dai morti il terzo giorno».

Un terzo tropario viene messo in bocca a Giuseppe di Arimatea di fronte a Pilato, quando gli chiede il corpo di Gesù: «Vedendo il sole nascondere i suoi raggi, e il velo del tempio lacerato alla morte del Salvatore, Giuseppe andò da Pilato, e così lo pregava: Dammi questo straniero, che ha saputo accogliere poveri e stranieri. Dammi questo straniero, che per invidia è stato estraniato dal mondo. Dammi questo straniero, perché io lo seppellisca in una tomba, giacché, come straniero, non ha ove posare il capo. Dammi questo straniero, al quale la madre, vedendolo morto, gridava: O figlio e Dio mio, anche se sono trafitte le mie viscere e il mio cuore dilaniato al vederti morto, tuttavia ti magnifico, confidando nella tua risurrezione».

In un ultimo tropario Giuseppe di Arimatea e Nicodemo quasi concelebrano la sepoltura di Cristo: «Giuseppe insieme a Nicodemo depose dal legno te, che ti avvolgi di luce come di un manto; e contemplandoti morto, nudo, insepolto, iniziò il lamento pieno di compassione, e dolente diceva: Ahimè, Gesù dolcissimo! Poco prima il sole, vedendoti pendere dalla croce, si ammantava di tenebra; la terra si agitava per il timore, si lacerava il velo del tempio; ma ecco, io ora ti vedo per me volontariamente disceso nella morte. Come potrò seppellirti, Dio mio? Come ti avvolgerò in una sindone? Con quali mani toccherò il tuo corpo immacolato? Magnifico i tuoi patimenti, inneggio alla tua sepoltura insieme alla tua risurrezione, acclamando: Signore, gloria a te».

di Manuel Nin

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19 settembre 2019

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