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​Il Gruppo di Lima esorta i militari a sostenere Guaidó

· Ma la comunità internazionale resta divisa sulle strategie da attuare per risolvere la crisi ·

Il Gruppo di Lima ha esortato i militari venezuelani a sostenere il presidente dell’Assemblea nazionale, Juan Guaidó, che il 23 gennaio ha giurato come presidente ad interim del Venezuela. Undici dei quattordici paesi che aderiscono all’organizzazione hanno sollecitato un cambio di regime senza l’uso della forza e la consegna urgente di aiuti umanitari alla popolazione stremata. Al termine della riunione che si è tenuta ieri a Ottawa, i rappresentanti di Argentina, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Guatemala, Honduras, Panamá, Paraguay e Perú hanno approvato una dichiarazione in 17 punti per «ribadire il riconoscimento e il sostegno a Juan Guaidó», esortando al tempo stesso la comunità internazionale a «prendere misure» per impedire a Nicolás Maduro «di condurre transazioni finanziarie e commerciali all’estero». 

Nella stessa dichiarazione, il Gruppo di Lima ha accolto il Venezuela come membro e ha respinto i tentativi di dialogo avviati da vari attori internazionali, che sarebbero stati trasformati da Caracas «in tattiche dilatorie» per permettere al regime di restare al potere.
Da Abu Dhabi, dove si trovava per il viaggio di Papa Francesco negli Emirati Arabi Uniti, il cardinale segretario di stato, Pietro Parolin, ha intanto ieri confermato che Maduro ha inviato una lettera al Pontefice per rilanciare il dialogo. La missiva era stata annunciata dallo stesso Maduro che in un’intervista ha detto di avere «chiesto aiuto» per avviare «un processo di facilitazione e di rafforzamento del dialogo». «I governi di Messico e Uruguay, tutti i governi caraibici del Caricom e il governo della Bolivia hanno richiesto una conferenza per la pace in Venezuela, il 7 febbraio. Io chiedo al Papa che produca il suo miglior sforzo, la sua volontà per aiutarci nella strada del dialogo», ha aggiunto.
La comunità internazionale sembra però divisa sulle strategie da attuare per risolvere la crisi. Dopo il riconoscimento di Guaidó da parte degli Stati Uniti, e il sostegno della Russia a Maduro, ieri gran parte dei paesi dell’Unione europea hanno espresso sostegno al leader dell’opposizione. Tra questi non figura però l’Italia che ha mantenuto una posizione equidistante. Sulla questione è intervenuto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che, in un discorso tenuto all’inaugurazione del centro di accoglienza per i migranti Matteo Ricci, ha sottolineato come quella del Venezuela sia una questione «particolarmente rilevante anche per l’Italia, perché il legame tra Italia e Venezuela è strettissimo, per i tanti italiani che vivono in Venezuela e per i tanti venezuelani di origine italiana». «Questa condizione — ha continuato — ci richiede senso di responsabilità e chiarezza su una linea condivisa, con tutti i nostri alleati e tutti i nostri partner dell’Unione europea. D’altronde — ha sottolineato ancora — nella scelta che si propone non vi può essere né incertezza né esitazione: la scelta tra volontà popolare e richiesta di autentica democrazia da un lato e dall’altro la violenza della forza e le sofferenze della popolazione civile».
Sul terreno, la situazione rimane molto difficile e varie organizzazioni umanitarie sono pronte a intervenire. Sottolineando la loro posizione di neutralità, il Comitato internazionale della Croce Rossa e della Mezza Luna Rossa hanno sollecitato un «accordo previo» con Caracas che renda possibile la loro partecipazione a «iniziative di consegna e di assistenza» per il Venezuela partendo dalla Colombia.

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26 maggio 2019

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