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Il grido silenzioso
dei poveri di ogni tempo

· ​All’udienza generale il Papa parla della parabola di Lazzaro e denuncia la concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi ·

Papa Francesco ha rilanciato «il grido silenzioso dei poveri di tutti i tempi», denunciando «la contraddizione di un mondo in cui immense ricchezze e risorse sono nelle mani di pochi»: all’udienza generale di mercoledì 18 maggio in piazza San Pietro, il Pontefice ha proseguito il commento al tema giubilare della misericordia, rileggendolo alla luce di noti brani evangelici. E in questa settimana si è soffermato sulla parabola dell’uomo ricco e del povero Lazzaro narrata da Luca (16, 19-31).

«La vita di queste due persone — ha commentato descrivendo la scena — sembra scorrere su binari paralleli: il portone di casa del ricco è sempre chiuso al povero, che giace lì fuori, cercando di mangiare qualche avanzo». Poi però, ha continuato Francesco, «quell’uomo ricco morì», perché — ha spiegato con una delle caratteristiche aggiunte personali al testo preparato — «i poveri e i ricchi muoiono, hanno lo stesso destino, come tutti noi, non ci sono eccezioni». Il problema viene dopo, quando ci si trova al cospetto del Signore: infatti il ricco in vita non aveva «mostrato alcuna considerazione verso» Lazzaro e quindi verso «Dio, anzi ha fatto di sé stesso il centro di tutto, chiuso nel suo mondo di lusso e di spreco». Ed «escludendo Lazzaro, non ha tenuto in alcun conto né il Signore, né la sua legge». Di più, «ignorare il povero è disprezzare Dio», ha fatto notare il Pontefice. Eppure, ha constatato con amarezza attualizzando la riflessione, «quante volte tanta gente fa finta di non vedere i poveri! Per loro i poveri non esistono».

Ma la parabola insegna soprattutto che «finché Lazzaro stava sotto casa sua, per il ricco c’era la possibilità di salvezza, spalancare la porta, aiutare Lazzaro»; mentre quando «entrambi sono morti, la situazione è diventata irreparabile». Del resto, è l’insegnamento che ne consegue, «la misericordia di Dio verso di noi è legata alla nostra misericordia verso il prossimo; quando manca questa, anche quella non trova spazio nel nostro cuore chiuso. Se io non spalanco la porta del mio cuore al povero, quella porta rimane chiusa. Anche per Dio. E questo è terribile», ha concluso il Papa.

Al termine dell’udienza, salutando i gruppi di fedeli presenti, Francesco ha dato il benvenuto a ottanta bambini ucraini «orfani e profughi a causa del conflitto armato che ancora si protrae nell’est del Paese». Salutandoli il Papa ha auspicato per l’Ucraina «una pace duratura, che possa sollevare la popolazione tanto provata e offra un futuro sereno alle nuove generazioni».

La catechesi del Papa

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