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Il grido dell’abbé Pierre per la Francia di oggi

· Sessant’anni fa l’appello in favore dei senzatetto ·

Sessant’anni fa, il 1° febbraio 1954, padre Henri Grouès, meglio noto come l’abbé Pierre, dai microfoni di Radio Luxembourg lanciava un appello per il soccorso ai senzatetto — «Amici miei, aiuto!» — destinato a scuotere le coscienze e a scatenare in Francia una vera e propria «insurrezione della bontà». 

L’avvenimento, per iniziativa del movimento Emmaus (l’organizzazione caritativa fondata dallo stesso religioso, morto nel 2007 a 94 anni), è stato ricordato in più di quaranta città francesi. Nella capitale, una manifestazione si è svolta nei giardini di Palazzo Reale. Il quotidiano «la Croix» dell’1-2 febbraio gli ha dedicato la prima pagina e un dossier all’interno del giornale. E, sul sito dell’episcopato transalpino, l’appello dell’inverno del 1954 è stato ricordato dall’arcivescovo di Rouen, Jean-Charles Descubes, allora adolescente, che si è detto «profondamente segnato» proprio dalle parole dell’abbé Pierre, che a quel tempo furono in grado di mettere in moto una «mobilitazione» generale che coinvolse adulti e giovani. «Era una delle prime volte che veniva attirata l’attenzione su un importante fenomeno sociale, la mancanza di alloggi, il problema dei senzatetto», ha detto il presule, che oggi paragona la figura dell’abbé Pierre alla personalità di Papa Francesco.

Il testo dell'appello del 1° febbraio 1954

Amici miei, aiuto! Una donna è morta di freddo questa notte alle 3, sul marciapiede di corso Sebastopoli. In mano aveva il biglietto con cui era stata sfrattata l’altro ieri. Ogni notte ci sono più di duemila poveri sui nostri marciapiedi che soffrono il freddo, muoiono senza cibo, senza pane, senza tetto. Alcuni sono quasi nudi. Ascoltatemi. In tre ore si sono creati i due primi centri di soccorso: uno sotto una tenda, ai piedi del Panthéon, in via Montagne Sainte-Geneviève, l’altro a Courbevoie. Sono già stracolmi. Bisogna che questa notte, in ogni città della Francia, in ogni quartiere di Parigi, si aprano dei centri di soccorso, dove questa povera gente possa trovare coperte, paglia, minestre e un sorriso di gente amica. Sulla porta, alla luce di una lampada, si appenda un cartello con le parole «Centro fraterno di soccorso», sotto il quale si possano leggere queste semplici parole: «Se soffri, chiunque tu sia, entra, mangia, dormi, ritrova la speranza, qui tu sei amato». I bollettini meteorologici annunciano un mese di gelo terribile. Finché l'inverno dura, finché esistono i centri, davanti ai loro fratelli che muoiono in povertà, tutta l'umanità dovrebbe avere un’unica volontà: la volontà di rendere non possibile questa situazione. Io vi supplico, fateci amare l’un l’altro per potere fare questo ora. Da cotanto dolore, lasciate che ci venga data una cosa meravigliosa: lo spirito di condivisione della Francia. Grazie! Ognuno può aiutare questi senzatetto. Per questa notte, al più tardi per domani, ci occorrono cinquemila coperte, trecento grosse tende militari, duecento stufe catalitiche. Fate recapitare velocemente tutto questo all’Hôtel Rochester, via Le Boétie, numero 92. Il rendez-vous per i volontari e gli autocarri per portarli: stanotte alle undici, davanti alla tenda sul Montagne Sainte-Geneviève. Grazie a voi a Parigi stanotte nessun uomo, nessun bambino dormirà sull’asfalto o sulle banchine. Grazie.

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