Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Il grido dei morti

· Guerra parlata e guerra combattuta ·

Come ci sono la musica e il calcio parlati e guardati, molto seguiti e praticati accanto alla musica suonata e ascoltata e al calcio giocato, così c’è anche la guerra parlata e scritta. Quest’ultima cresciuta sull’onda delle rievocazioni e degli studi sulla grande guerra del 1914-1918, tanto che si può dire che di grandi guerre ce ne sono state due, una è quella combattuta e l’altra è quella parlata. 

Il merito recente di aver colto questa sfumatura aperta su una realtà multiforme e multifacciale è di Niall Ferguson, storico inglese di cui è uscita la traduzione di Aldo Piccato de Il grido dei morti. La prima guerra mondiale: il più atroce conflitto di ogni tempo (Milano, Mondadori, 2014, pagine 590, euro 25).
Vista dagli scrittori — poeti come Siegfried Sassoon e Wilfred Owen o romanzieri come Herbert George Wells, Henri Barbusse, Louis-Ferdinand Céline, Erich Maria Remarque o un autore di teatro come Karl Kraus — la grande guerra fu una guerra soprattutto nefasta, mentre per gli storici e gli studiosi fu una guerra certamente inutile. Di qui la necessità di capirla a giustificarla per arrivare, secondo Churchill che la ritenne inevitabile, a ricorrere all’immagine astronomica degli eserciti entrati in conflitto come corpi planetari in rotta di collisione, reciprocamente attratti gli uni contro gli altri.
Infiniti i temi esplorati, le piste e i sentieri percorsi dall’autore del testo immerso nella foresta delle ipotesi che affondano gli sguardi nell’economia, nella politica, nella religione, nella sociologia, nell’antropologia, nella demografia, nell’industria manifatturiera, nella finanza, nell’economia, nella statistica, ogni volta alla ricerca di una luce.
Tra i motivi che spinsero i belligeranti a combattere c’erano i propositi delle élite aristocratiche intenzionate a neutralizzare le minacce della democrazia e del socialismo unite da un patto col nazionalismo radicale. Altre motivazioni furono il bisogno di attenuare la sovrapopolazione, l’obbligo morale e contrattuale della Gran Bretagna di difendere la neutralità del Belgio o l’impossibilità della medesima di permettere che la Francia fosse sconfitta da un atto di aggressione della Germania. Le aspirazioni della Germania al potere mondiale, l’immenso potere finanziario della Gran Bretagna unito alla marina militare più agguerrita della terra, la politica del militarismo contrastata dalla voce dei pacifisti, il dogma marxista delle guerre intrinseche al capitalismo: sono solo alcuni dei titoli/cause di una guerra santa sentita come l’occasione di una purificazione o come l’affermazione di una visione del mondo, di una Kultur contro la Zivilisation nelle parole di Thomas Mann.  

di Oddone Camerana

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

22 agosto 2019

NOTIZIE CORRELATE