Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Per la dignità dei migranti

· Appello dei vescovi del Messico rivolto per la prima volta anche agli statunitensi ·

«Il grido dei migranti è il nostro grido. Il loro dolore è il nostro dolore. In ogni migrante che è calpestato nella sua dignità e nei suoi diritti, Gesù Cristo torna a essere crocifisso». È una presa di posizione netta quella con cui i vescovi messicani — il consiglio di presidenza della conferenza episcopale e i presuli delle diocesi di confine con gli Stati Uniti — intervengono sulla questione spinosa dell’immigrazione, in particolare a seguito della decisione del presidente statunitense Donald Trump di inviare la guardia nazionale alla frontiera. 

«Per la prima volta — si legge nella dichiarazione intitolata Por la dignidad de los migrantes — ci rivolgiamo direttamente a tutti gli abitanti del Messico e degli Stati Uniti, indipendentemente dalle proprie convinzioni religiose, e in modo speciale e con grande rispetto ai presidenti dei rispettivi paesi». In questa ottica, i presuli sottolineano come la Chiesa cattolica «in fedeltà a Gesù Cristo, non può voltarsi dall’altra parte rispetto alla sofferenza dei nostri fratelli migranti che cercano migliori condizioni di vita attraversando la frontiera, per lavorare e contribuire al bene comune, non solo delle proprie famiglie ma anche del paese fratello che li riceve».
I vescovi messicani non negano che «i presenti e futuri flussi migratori richiederanno una rinnovata regolazione da parte di entrambe le nazioni. E non ci sfugge che una dimensione costitutiva di una società prospera e pacifica è l’autentica presenza di uno stato di diritto». Tuttavia, rimarcano, «non tutte le norme e tutte le decisioni politiche e militari, solo per il fatto di essere promulgate e precisate, sono giuste e conformi ai diritti umani».
La dichiarazione prosegue richiamando l’importante «lezione della storia» appresa durante i «conflitti mondiali vissuti durante il ventesimo secolo». E cioè, che «la dignità inalienabile della persona umana è l’autentica fonte del diritto». Infatti, sostengono, «il dolore dei più vulnerabili dev’essere inteso come norma suprema e criterio fondamentale per lo sviluppo dei popoli e la costruzione di un futuro di pace. Questa è l’origine profonda della Dichiarazione universale dei diritti umani. Questo è il fondamento universale di una convivenza fraterna tra le nazioni».

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

19 marzo 2019

NOTIZIE CORRELATE