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​Il grido dei cristiani
invoca solidarietà

· ​Appello del cardinale Amato alla beatificazione in Libano ·

Il vescovo Flavien Mikhaiel Melki

Come accadeva cent’anni fa, «le tenebre sono calate in molte terre di antica civiltà cristiana» e i fedeli vengono «discriminati, perseguitati, cacciati, uccisi». Anche le loro case vengono segnate «non con il sangue dell’agnello pasquale per essere salvate, ma con la “N” rossa (che significa nazareni, cristiani), a indicare la loro condanna». È la denuncia del cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle cause dei santi, che sabato, 29 agosto, a Daroun-Harissa, in Libano, ha presieduto — in rappresentanza di Papa Francesco — la beatificazione di Flavien Mikhaiel Melki, della congregazione di Sant’Efrem, vescovo di Djezireh dei Siri. Nel messaggio letto durante la celebrazione il porporato ha ricordato che, come ai tempi del martirio di monsignor Melki, ai cristiani oggi «viene negata ogni libertà, costretti ad abbandonare la loro patria o a convertirsi forzatamente o a morire». In realtà, ha aggiunto, è «la morte che domina sovrana nella mente e nei cuori di pietra dei persecutori, che non sopportano la civiltà cristiana della libertà, della fraternità, del rispetto del prossimo, della giustizia, della carità». Tuttavia, ha sottolineato, di fronte «all’ingiusta oppressione che distrugge la loro vita, un grido si innalza dal loro cuore per invocare vicinanza e solidarietà dai fratelli di tutto il mondo».

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26 maggio 2019

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