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Il grembiule del servizio

· Giovedì santo il Pontefice tra i disabili di don Gnocchi ·

«Nel quinto anniversario della beatificazione di don Carlo Gnocchi , accogliere Papa Francesco in uno dei centri della fondazione dedicata al padre dei mutilatini è occasione di grande festa, motivo di gioioso orgoglio e autorevole spinta per tornare a riflettere sul senso più autentico del proprio operare accanto alle persone più fragili e al servizio della vita». Lo sottolinea monsignor Angelo Bazzari — terzo successore del beato don Gnocchi e da un ventennio alla guida dell’opera — commentando in questa intervista al nostro giornale la scelta del Pontefice di celebrare la messa in cena Domini del giovedì santo presso il centro Santa Maria della Provvidenza, della fondazione Don Gnocchi, a Roma.

Don Gnocchi con i mutilatini in udienza da Pio XII (11 luglio 1948)

Come è nata l’idea di invitare il Pontefice a rinnovare il gesto della lavanda dei piedi in una delle vostre strutture?

Abbiamo pensato di scrivere al Papa dopo che nell’analoga occasione del giovedì santo dell’anno scorso si era recato a celebrare la messa con la lavanda dei piedi nel carcere minorile di Casal del Marmo. Gli abbiamo proposto di visitare uno dei luoghi nei quali la vita si mostra in tutta la sua fragilità e in tutta la sua vulnerabilità. Poi qualche mese fa ho avuto l’opportunità di un brevissimo incontro con lui durante un’udienza in piazza San Pietro e gli ho ripetuto l’invito. Mi ha intensamente guardato e mi ha risposto: «Perché no? Pensiamoci...». E ora viene tra noi.

Tutti i cristiani sono chiamati a prendersi cura dei più fragili della terra, ha scritto Papa Francesco nell’esortazione apostolica Evangelii gaudium.

E don Gnocchi è andato perfino oltre questa pur lodevole e provvidenziale opera di assistenza e di cura. Ha sognato e operato per restaurare la persona umana, per “rifare l’uomo ferito e denudato dal dolore”, tramite un’opera riabilitativa capace di utilizzare al meglio il sapere scientifico e i mezzi tecnologici più avanzati del suo tempo, tenendo lo sguardo fisso alla sorgente di questa assolutezza e sacralità dell’uomo.

Il gesto di Papa Francesco servirà a rafforzare questa speranza che cercate di donare ai vostri assistiti?

Quello della lavanda dei piedi è il gesto semplice e convincente di una Chiesa chiamata da sempre a indossare il “grembiule del servizio” prestando attenzione e continuando a essere prossima alle vecchie e nuove forme di povertà e di fragilità — non solo per filantropia ma per amore evangelico — in cui siamo chiamati a riconoscere Cristo sofferente; anche se ciò, come ha scritto Francesco, «apparentemente non ci porta vantaggi tangibili e immediati». È una tenera carezza del Papa al mondo della sofferenza e un gesto di evangelica misericordia che aiuta a ricordare come il grado di civiltà di una società va misurato sulla sua capacità di camminare con il ritmo di marcia degli ultimi e dei più deboli. È l’eredità di don Gnocchi, che gli oltre cinquemila operatori della fondazione cercano di custodire gelosamente e di declinare con fedeltà e coerenza ogni giorno, nel loro competente e appassionato impegno di servizio e di promozione della vita di quelle diecimila persone che ogni giorno accedono ai nostri centri alla ricerca di salute, di solidarietà e di compassione.

di Mario Ponzi

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18 febbraio 2020

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