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Il governo brasiliano
apre agli aiuti della
comunità internazionale

· Le autorità ribadiscono comunque che la situazione in Amazzonia non è fuori controllo ·

La situazione degli incendi nella foresta amazzonica è difficile, ma «non è fuori controllo». Così si è espresso il ministro della Difesa del Brasile, Fernando Azevedo, a conclusione di un incontro voluto dal presidente Jair Bolsonaro per fare il punto sulla situazione di emergenza che da settimane colpisce gli stati brasiliani in cui la foresta pluviale si estende. «La stiamo seguendo», ha detto Azevedo, sostenendo che il governo «ha agito con rapidità» e che si è già registrata una diminuzione dei roghi in tutta la regione, soprattutto nello stato di Rondônia, dove, ha detto. «abbiamo più di mille persone in azione e quindici aerei impegnati a combattere le fiamme». Il ministro ha invece manifestato preoccupazione per la situazione nello stato di Pará, nel nord del paese.

Operazione contro attività estrattive illegali nello stato del Pará (Reuters)

Nel corso della riunione è stato evidenziato come la riduzione dei fuochi sia già visibile dalle fotografie satellitari, e che il governo ha comunque intenzione di effettuare una missione sui luoghi dell’emergenza «per verificare l’evoluzione positiva dei lavori svolti», come ha detto il portavoce della presidenza della Repubblica, Otávio Rêgo Barros, senza precisare se della missione farà parte anche il presidente Bolsonaro.

Barros poi si è espresso in merito alla possibilità da parte del Brasile di accettare gli aiuti offerti dai paesi del G7 — oltre quaranta milioni di dollari statunitensi — appena incontratisi a Biarritz. «Qualsiasi risorsa che venga dall’estero per aiutarci nella nostra attuale lotta contro gli incendi è benvenuta», ha detto, aggiungendo però che risulta «essenziale che chi promuove donazioni capisca che la gestione di queste risorse, finanziarie o di altro tipo, è competenza del governo brasiliano».

Il Brasile non intende che venga conferito una sorta di status sovranazionale alla foresta amazzonica; per questo il portavoce di Bolsonaro, in merito all’accesa discussione tra il suo presidente e quello francese, Emmanuel Macron — divampata proprio nei giorni del vertice di Biarritz — ha precisato che «qualsiasi leader che non sia il leader del nostro paese e che fa commenti su come il nostro governo deve definire le sue azioni deve capire che qui esiste una amministrazione che sa quali sono le sue necessità, e che accetterà queste risorse se si valuta che la loro gestione sarà nostra».

Il principale intervento deciso dal governo brasiliano è stato sino ad ora il dispiegamento di oltre 40 mila soldati coadiuvati da mezzi aerei, navali e terrestri dell’esercito, secondo il decreto di tipo Glo (Garanzia di legge e ordine), previsto dalla Costituzione, per consentire l’uso di risorse militari per finalità di ordine pubblico. I militari possono intervenire solo in quegli stati che ne fanno ufficiale richiesta tramite il proprio governatore. Al momento sono pervenute richieste da otto Stati: Amazonas, Rondônia, Roraima, Pará, Tocantins, Acre, Amapà e Mato Grosso, situati lungo il confine nord occidentale del Brasile con il Venezuela, la Colombia, il Perú e la Bolivia.

Intanto ieri il presidente colombiano Iván Duque, nel corso di una visita ufficiale in Perú, ha confermato la richiesta del suo paese di istituire un meccanismo di coordinamento per le nazioni in cui si estende la foresta amazzonica. L’intento è quello di prevenire catastrofi naturali come quella che sta vivendo attualmente il Brasile, in cui si estende il 65 per cento di quello che viene definito il «polmone del mondo».

Secondo Duque c’è la «necessità urgente di coordinare le nostre azioni» per «poter rispondere insieme alla difesa» di questo patrimonio polmone dell’umanità.

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16 ottobre 2019

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