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Il giorno nero
della democrazia in India

· La Chiesa aderisce al Black Day in difesa dei diritti dei dalit cristiani e musulmani ·

Marce, incontri, manifestazioni, digiuni, petizioni e veglie di preghiera. Così, anche quest’anno, sarà celebrato il 10 agosto, in tutta l’India, il Black Day, la “giornata nera” di lutto contro la discriminazione dei dalit (fuori-casta) cristiani e musulmani, indetta per la prima volta nel 2010 dalla Conferenza episcopale indiana (Cbci), insieme al Consiglio nazionale delle Chiese e dal Consiglio nazionale dei dalit cristiani.
La data ricorda l’approvazione, il 10 agosto 1950, dell’articolo 3 del Constitution Scheduled Castes Order, il decreto costituzionale che concede speciali diritti e benefici solo alle cosiddette caste registrate di religione indù.
Diritti successivamente estesi anche ai dalit buddisti e sikh, ma da cui continuano a essere invece esclusi i dalit convertiti al cristianesimo o all’islam.
I dalit cristiani e musulmani, con in prima fila la Chiesa cattolica, da anni chiedono la cancellazione della norma considerata incostituzionale, in quanto discriminatoria e quindi contraria al principio di uguaglianza. Una petizione civile in tal senso presentata nel 2004 è ancora pendente di fronte alla Corte Suprema dell’India. Ciò significa, sostiene la Conferenza episcopale indiana (Cbci), che «i diritti costituzionali dei dalit cristiani e musulmani sono negati da 67 anni a causa della religione».

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