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Il Giappone non è solo

· Solidarietà delle comunità cristiane con le popolazioni colpite dal sisma ·

Dopo lo choc per una tragedia dalle dimensioni inimmaginabili, si è messa in moto la macchina della solidarietà per prestare soccorso e conforto alla popolazione giapponese. In prima linea la piccola comunità cattolica del Sol levante — appena lo 0,4 per cento del Paese — che ieri, tramite Caritas Giappone, ha lanciato in tutte le chiese un raccolta di fondi da destinare agli sfollati. L’iniziativa, che si è aggiunta alla preghiera per le vittime, coinvolge anche scuole, associazioni e istituzioni cattoliche. Per padre Daisuke Narui, direttore esecutivo della Caritas giapponese, «il nostro compito è mostrare amore e solidarietà. Lavoreremo insieme con organizzazioni non governative di altra estrazione. In questo momento siamo chiamati a dare testimonianza di unità e a essere vicini a ogni essere umano sofferente. Sappiamo già che la risposta dei fedeli al nostro appello sarà molto generosa». La Caritas, ha sottolineato, si è messa in moto immediatamente: «Subito dopo il terremoto e lo tsunami, abbiamo organizzato un incontro di emergenza in teleconferenza».

Tra le diocesi più colpite quella di Saitama. Il vescovo, Marcellino Daiji Tani, ha assicurato che «la Chiesa giapponese risponderà alla tragedia del terremoto e dello tsunami con la preghiera e la solidarietà». Per il presule, «questo evento doloroso ci ricorda che la vita è nelle mani di Dio e che è un dono di Dio. Inoltre, sarà per tutti noi una sfida a mettere in pratica e testimoniare il comandamento dell’amore e della carità fraterna».

Sostegno alla popolazione giapponese è stato assicurato dalla rete di Caritas Internationalis e dalle caritas nazionali, tra cui quella italiana, non appena la Caritas nipponica sarà in grado di mettere a punto un piano di primo intervento. Nel frattempo, la Caritas diocesana di Roma ha lanciato una colletta di solidarietà. Mentre particolare vicinanza arriva dall’Asia. Jinde Charities, la Caritas cinese, ha inviato una cifra iniziale di 10.000 dollari. Altri 50.000 dollari sono stati offerti dall’arcidiocesi di Seoul.

Solidarietà anche dai cattolici tedeschi. Il presidente dell’episcopato, l’arcivescovo di Freiburg im Breisgau, Robert Zollitsch, ha scritto ai confratelli nipponici. «Nelle prossime settimane e nei prossimi mesi i sopravvissuti avranno bisogno urgentemente del nostro aiuto generoso e fraterno. Chiedo ai fedeli del nostro Paese di sostenere la vostra Chiesa e le persone colpite dalla catastrofe con le preghiere ma anche con mezzi finanziari, cercando, per quanto possibile, di mitigare lo stato di necessità dopo il disastro».

Sentimenti di profondo cordoglio con il popolo giapponese sono stati espressi anche dal segretario generale del Consiglio ecumenico delle Chiese, Olav Fykse Tveit, che ha invitato i cristiani di ogni confessione a unirsi nella preghiera e nell’aiuto alle popolazioni colpite. «Confidiamo che le Chiese di tutto il mondo sapranno dimostrare la loro solidarietà». Parole di conforto e di vicinanza spirituale anche dal Patriarca ortodosso di Costantinopoli, Bartolomeo i, che nell’occasione ha anche diffuso un appello agli Stati perché rivedano la loro politica in favore dell’energia nucleare. «Purtroppo, l’esplosione della centrale nucleare di Fukoshima è sopraggiunta come altra conseguenza tragica del terremoto, rendendo più terribile ancora l’incubo del Giappone. E le sue orribili conseguenze si faranno sentire su scala ancora più ampia».

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