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Il giallo irrisolto

· Proclamato dall’Unesco un anno internazionale della luce ·

«Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo». Risuonano ancora vive nella memoria le solenni parole del Prologo giovanneo con le quali la luce che sovrastava la grotta di Betlemme si eleva a livelli cosmici. 

Mario Merz, «Che fare?» (1968)

Per la cristianità questo è forse il significato simbolico più alto e pregnante che sia stato mai assegnato a un fenomeno naturale, quello della luce, che circonda e pervade ogni nostra attività. Quest’anno ci saranno molteplici occasioni per riflettere sulla luce, in tutte le sue sfaccettature, perché l’Unesco ha dichiarato il 2015 Anno internazionale della luce. La cerimonia inaugurale si è tenuta a Parigi, alla Ville Lumière, il 19 gennaio.

La maggior parte dei temi che appaiono nell’agenda dell’International Year of Light, riguardano aspetti scientifici e tecnologici. Quest’anno ricorrono infatti centocinquant’anni da quando James Clerk Maxwell, fisico scozzese, pubblicava i suoi studi sull’elettromagnetismo, dimostrando che il fenomeno luce, riguardo il quale l’uomo si era interrogato per millenni, non era null’altro che una oscillazione delle forze elettriche e magnetiche, tra loro collegate, che si propaga alla straordinaria velocità di trecentomila chilometri al secondo.

Questo dato, che Maxwell aveva ricavato dai suoi calcoli teorici (le famose quattro equazioni che portano il suo nome), coincideva esattamente con le misure sperimentali, svelando così la natura fisica del fenomeno. Da allora le conoscenze scientifiche e le applicazioni tecnologiche delle onde elettromagnetiche, delle quali la luce visibile ai nostri occhi è solo una minima parte, sono letteralmente esplose in tutti i campi, tanto da farci quasi dimenticare la sua essenza e presenza onnipervasiva.

L’iniziativa dell’Unesco offre l’occasione di riflettere sulle implicazioni economiche e sociali delle più recenti innovazioni tecnologiche. Pensiamo, per esempio, all’enorme risparmio energetico che si sta realizzando con la produzione di luce con dispositivi a stato solido, i led, che stanno sostituendo le tradizionali lampadine.

La produzione di luce a basso consumo avrà un grande impatto ambientale. Sarebbe però un’occasione perduta se ci si limitasse a evidenziare il risparmio energetico ed economico: si potrebbe invece cogliere l’occasione per ridurre contemporaneamente l’illuminazione superflua, quella che, per puri scopi commerciali e d’immagine, crea le macchie luminose che le foto dallo spazio ci mostrano. Tutte quelle luci sono veramente segno di civiltà? Cosa perdiamo diffondendo nello spazio una quantità eccessiva di fotoni? È questo uno dei temi di riflessione proposti dall’Unione astronomica internazionale, che vuole ricordare come illuminare il cielo non solo è inutile, ma priva della possibilità di vedere le stelle.

di Piero Benvenuti

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21 maggio 2019

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